Ultima raffica di notizie

Prima della pausa estiva, ecco un’ultima ‘razione’ di news. Torneremo a pubblicare le notizie quotidiane sul nostro sito all’inizio di settembre.

Il Consiglio di Stato ha recentemente sospeso l'esame del ricorso dell'emittente televisiva Europa 7, titolare di una concessione nazionale (ottenuta dopo essersi classificata al settimo posto nella graduatoria della gara relativa alle concessioni nazionali di qualche anno fa), ma impossibilitata a trasmettere in quanto non le sono mai state assegnate le frequenze, rimettendo gli atti alla Corte di giustizia europea.

In particolare, il Consiglio di Stato ha posto alla Corte dieci precisi quesiti sull'interpretazione della normativa europea e sulla conformità delle disposizioni legislative italiane in materia, che potrebbero contrastare con la normativa comunitaria. Il Consiglio di Stato ha appunto fissato dieci punti, sui quali viene richiesto il parere della Corte di giustizia continentale, sospendendo il giudizio in attesa della sua pronuncia.

È scontro sul Testo Unico che il Governo emanerà a breve e che riordinerà tutta la materia radiotelevisiva, che in questi anni si è enormemente complicata, per via del groviglio di leggi in materia. Il Parlamento, nell'ultimo passaggio di 'pareri' per il Governo (la procedura prevede una lunga serie di passaggi che ora vanno a concludersi), ha approvato la versione più 'benevola' per Mediaset e La7, ovvero quella che non include la pay-per-view (calcistica ma non solo) fra i canali da computare per il calcolo del limite antitrust del 20% sul totale, considerandoli invece dei 'servizi'.

Un'interpretazione davvero benevola della natura di questi canali, che appare però in contrasto con l'interpretazione prevalente a livello europeo e con il parere anche dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Secondo quest'ultimo organismo, la stessa legge Gasparri non include la pay per view tra i fornitori di servizi interattivi.

Per giunta questi canali sarebbero anche sottratti, in questo modo, alle norme per la protezione dei minori e alle regole relative all'affollamento pubblicitario.

Il Governo però dovrebbe procedere sulla strada scelta per il Testo Unico e le polemiche, a questo punto, fioccheranno sicuramente.

È la più antica terra della libertà. La libertà del primo Parlamento dei capifamiglia, dei due capi di Stato, un tempo uno rappresentante della "nobiltà" e l'altro della plebe, oggi uno di un partito e l'altro di un altro... È la Repubblica di San Marino, dove tuttavia il sistema radiotelevisivo è ancor oggi caratterizzato da un regime monopolistico che non sembra ancora possibile superare.

Oggi, così, l'unica emittente autorizzata a trasmettere dall'interno della piccola Repubblica del monte Titano è San Marino RTV, la Tv di Stato di San Marino guidata - in forza di un accordo il cui rinnovo è sul tavolo delle parti in questi giorni - in sinergia con l'italiana Rai, la quale ha "l'onore" di nominare autonomamente un membro nel Cda dell'Eras (l'ente sammarinese di gestione della Tv) e il direttore generale della stessa rete radiotelevisiva, nonché l'onere di rimpinguare con più di tre milioni di euro all'anno le casse della stessa San Marino RTV, oggi diretta da Michele Mangiafico.

Due, sono ufficialmente, le realtà radiotelevisive sammarinesi: RadioSanMarino RTV e San Marino RTV, emittente radiofonica di Stato la prima ed emittente televisiva di Stato la seconda. Ambedue, come conferma anche il nome, parti di una unica realtà gestita dall'Eras.

Una situazione di monopolio che qualcuno però, anche da vari anni, contesta... Le pieghe della legislazione, la possibilità di utilizzare realtà e concessioni italiane arrivando a coprire per intero i 63 chilometri quadrati della piccola Repubblica di San Marino, senza dimenticare le nuove tecnologie, hanno visto nascere da una cordata di editori locali una radio privata - RadioSanMarino 98.9, diretta dal sammarinese Fabio Della Balda - e una piccolissima tv - San Marino Oggi Tv - portata per una mezz'ora al giorno nelle case dei sammarinesi dai ripetitori di La9 prima e di Vga Telerimini oggi.

Se in altri settori come la telefonia o la fornitura di accesso ad Internet il regime monopolistico è già stato superato o sta per esserlo, quello del monopolio radiotelevisivo non sembra tuttavia destinato a subire la stessa sorte, nonostante la piccola Repubblica cerchi di ritagliarsi una serie di nicchie economiche su cui imbastire il suo sviluppo futuro e nonostante più di un gruppo televisivo o radiofonico privato italiano, fin dal 2003, abbia manifestato apertamente interesse verso San Marino e il suo vantaggioso regime fiscale.

Ma non è finita qui, perché adesso c'è anche in ballo l'accordo che porta i programmi di San Marino RTV in Emilia-Romagna attraverso le frequenze di Nuova Rete (gruppo 7 Gold Bologna), che per continuare vorrebbe però adesso qualcosa come 400.000 euro l'anno. La situazione è molto delicata, anche se qualcuno già pensa a una Tv 'sostitutiva', individuata, per ipotesi possibile, nella regionale È Tv.

L'Authority ha deciso ieri, fra molte tensioni, che d'ora in poi non verrà consentita la diffusione di più di sei minispot per ciascuna partita di calcio in Tv. Una stretta largamente annunciata, a lungo inopinatamente rinviata e richiesta più volte in sede europea, che ha però provocato ugualmente violente reazioni da parte di Mediaset (che ha annunciato un ricorso al Tar) e della stessa Rai, con Curzi che ha fatto sapere addirittura di condividere molte delle proteste di Mediaset sul tema. Non finirà qui, anche perché questa dovrebbe essere solo una tappa, per poi passare a soli quattro minispot per partita.

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