UltraHD, un’emozionante user-experience

Dopo i diversi contenuti trasmessi dai principali tre broadcaster nazionali, presenti in Italia, il nuovo anno si prospetta come l’anno della vera introduzione per l’UltraHD nel nostro paese

Le user experience che gli utenti possono oggi vivere sono il frutto di una continua evoluzione tecnologica, mai così proficua e veloce, come quella degli ultimi anni, oltre che di contenuti sempre più ricchi e capaci di offrire un’esperienza visiva di alto coinvolgimento e impatto emotivo. In particolare, con l’introduzione sul mercato delle tecnologie 4K, (per il cinema), dell’UltraHD -Ultra High Definition (per la televisione), solitamente poi associate sotto la comune denominazione di 4K, e, infine, dell’HDR-High Dinamic Range. In realtà le diverse tecnologie dedicate alla produzione disponibili sul mercato contemplano solitamente entrambi gli standard leggermente diversi, per una differenza di linee. Le differenze sono però ben più sostanziali sul piano progettuale e operativo. Se, infatti, il processo di produzione tipico del cinema prevede una camera che rappresenta il punto di massima focalizzazione delle attività sul set (il punto di vista dello spettatore), la produzione televisiva presenta invece più punti di vista, contemporaneamente, sfruttando quindi nella sua massima eccezione la ripresa multipunto, impiegando perciò più camere contemporaneamente. Per meglio dire, nel linguaggio cinematografico la camera rappresenta lo strumento e l’occhio stesso attraverso il quale lo spettatore viene trasportato dentro il racconto, diventando così, difatti, la stessa camera un elemento sostanziale e parte fondamentale del linguaggio narrativo. Mentre sul set televisivo le diverse camere impiegate (nel caso di eventi sportivi possono arrivare anche a 30 e oltre), diventano lo strumento che media l’evento e sono destinate a visualizzare, nel modo più opportuno quello che accade. Le due metodologie di rappresentare o raccontare sono quindi ben diverse, per una specificità operativa che fa segnare un netto confine tra le due modalità produttive. Tuttavia con la totale digitalizzazione del processo, per alcuni aspetti, il cinema si è avvicinato, da un punto di vista tecnologico, alla televisione. E, con l’aumento della risoluzione, la televisione è in qualche modo più vicina all’esperienza visiva del cinema. Almeno per la ricchezza delle informazioni disponibili sullo schermo. Spesso, infatti, le tecnologie di base, come i nuovi sensori o gli altri elementi della catena produttiva, sono comuni ai due processi produttivi.

La tecnologia

Ma entriamo nel dettaglio dell’Ultra HD. La differenza tra lo standard 4K (dedicato alla produzione cinematografica) e l’UltraHD è rappresentata dal numero di linee, che sono 4.096x2.160 per il 4K contro 3.840x2.160 dell’UltraHD. Va detto che i televisori in commercio, sono a risoluzione UltraHD e che, per semplificare la comunicazione verso il mercato, sono comunemente chiamati 4K. La ricerca di base di questo nuovo standard fu avviata dall’industria giapponese e dal team di ricerca della NHK che, già nel lontano 2005, realizzarono un primo sistema che prevedeva l’utilizzo di un apparato di ripresa che impiegava quattro sensori da 2,5” e una batteria di ben 16 VTR HD che, opportunamente combinati, consentivano di poter registrare un filmato di poco meno di 20 minuti, con audio 22.2, a 60fps, che occupava circa 3,5 TB. Nel 2009 fu presentato per la prima volta in Europa, all’Ibc di Amsterdam, un sistema ancora sperimentale che vedeva una proficua collaborazione tra RAI CRIT e Direzione Strategie Tecnologiche, BBC, NHK ed Eutelsat, che permetteva di codificare quattro flussi trasmessi poi su transponder Eutelsat che, opportunamente combinati, potevano poi essere decodificati e visualizzati su un videowall costituito da tre schermi FullHD. Da lì a qualche anno, pur con la contaminazione dell’attenzione per il 3D, che non ebbe poi gli auspicati successi nel mondo televisivo, l’UltraHD trovò la dovuta attenzione, grazie anche a nuovi standard di compressione arrivati nel frattempo sul mercato, (come MPEG4, JEPG2000, l’HEVC e poi, Perseus proposto da V-Nova), innanzitutto da parte dell’industria, che ne individuò il potenziale anche come driver per il mercato degli schermi domestici, visto, appunto, l’insuccesso del 3D. Anche gli operatori della PayTV e OTT, successivamente, hanno iniziato a focalizzarsi sul tema, mirando a ricercare soluzioni sempre più impattanti sull’utente per aumentare il loro livello competitivo.

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