Un colloquio con Antonio Nicita

Antonio Nicita, classe ’68, Commissario per l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni dal novembre 2013, non ha bisogno di presentazioni. Rappresenta certamente l’anima più vivace e “irrequieta” dell’AGCOM. Lo avevamo incontrato a poche settimane dalla nomina, a distanza di due anni siamo tornati a porgli quesiti su alcune delle questioni più scottanti del momento

A distanza di un biennio quale ritiene siano stati i principali cambiamenti nel settore e quali le sfide più importanti che il garante è chiamato a fronteggiare?

Sono stati due anni molto ricchi di iniziative e decisioni. Dovendo selezionare sicuramente alcune questioni ricorderei la conclusione dell’analisi del mercato dell’accesso e relativi rimedi, fissati fino al 2017, da leggersi con uno sguardo complementare al piano BUL del Governo; l’indagine conoscitiva Agcom-Agcm sulla concorrenza dinamica per i servizi a banda larga e ultra larga; l’avvio di una nuova analisi di mercato sui settori audiovisivo e radiofonico; l’assegnazione, tra i primi in Europa, della Banda L e della banda 3.6-3.8 Ghz; l’avvio della cosiddetta bolletta 2.0 la cui consultazione si è conclusa nel 2015 e che tra qualche settimana potrebbe rivoluzionare il modo in cui viene fatta trasparenza nei rapporti fornitore-consumatori; la conclusione dell’indagine conoscitiva Machine to Machine e l’istituzione di un Comitato M2M aperto a tutti gli stakeholders, che ci aiuterà lungo la strada dell’Internet of Things. Ho avuto la fortuna di seguire da Relatore questi provvedimenti destinati a caratterizzare l’azione del Consiglio di questi anni, anche grazie a un confronto aperto e ricco con Stakeholders, Colleghi e Struttura. Non c’è dubbio che la spinta più importante è data dalla necessità di governare una transizione tra vecchie regole e nuove questioni regolatorie e competitive, quali quelle rappresentate dai temi della neutralità della Rete e delle sfida dei cosiddetti OTT.

A Natale ha pubblicato un e-book “Questi anni”, che racchiude i suoi interventi di questo biennio. Cosa voleva raccontare con questo libro e quali domande vorrebbe sollevare?

Ho voluto condividere le mie riflessioni di questi anni, ponendole in forma di domanda, in un eBook scaricabile gratuitamente dal mio sito (www.antonionicita.it). Vanno intese come occasioni per discutere e non certo come ‘tesi’, o, come bilancio dei primi due anni in Agcom. Inevitabilmente alcuni temi sono collegati a questioni delle quali mi sono occupato anche in veste di Relatore. In #questianni ho scritto, brevi interventi e spunti su giornali, siti web specializzati e, soprattutto, sul mio blog. Vanno dagli inizi del 2014 fino alla fine del 2015. Li ho raccolti soprattutto per continuare a discuterne con chi vorrà. L’immodesta aspirazione, infatti, è stata qui quella di non parlare delle decisioni dell’Autorità, cercando invece di porre domande di sistema, proponendo uno sguardo lungo sui fenomeni osservati e valutazioni che possano spingersi un po’ più in là del dettaglio specifico che alimenta una data questione regolatoria.

Agcom ha approvato il regolamento che definisce le procedure e le regole per l’assegnazione e l’utilizzo delle frequenze disponibili nella banda 3.6-3.8 MHz  (Banda C). Quale l’obiettivo del provvedimento e come verrà operativamente gestita la condivisione delle frequenze?

La banda 3.6-3.8 GHz, per la quale AGCOM ha definito i criteri di assegnazione, costituisce una risorsa complementare alle frequenze già detenute dagli operatori mobili per fornire accesso in banda larga ad alta capacità nelle zone urbane in mobilità, anche attraverso l’impiego delle cosiddette small cells. Al tempo stesso, si tratta di risorse frequenziali utilizzabili per connessioni in Fixed Wireless particolarmente idonee, data l’assenza di scavi e opere civili in prossimità dell’utenza, a sviluppare connettività ad elevata capacità nelle zone a bassa densità. Il problema più rilevante per l’allocazione di questa banda è dunque quello di tentare un bilanciamento tra due esigenze contrapposte: quelle relative alle Fixed Wireless, come richiesto dal Mise e come riportato nel documento BUL del Governo, e quelle auspicate dall’UE sul rilascio di spettro aggiuntivo per usi LTE nella prospettiva small cells e 5G.  Dal momento tuttavia che questi usi hanno un diverso target geografico, la soluzione più efficiente può essere trovata introducendo un’importante innovazione, ovvero la contestuale assegnazione di uno stesso blocco di frequenze in aree diverse, definito “sharing geografico”.

Cosa pensa del processo di digitalizzazione in Italia? Sembra che il nostro Paese sia in forte ritardo. Quale è il suo parere e a che punto crede sia la banda larga?

E’ proprio così, anche se il tema principale non è tanto il ritardo del paese, ma il digital divide interno, con una situazione di grande frammentazione dovuta alla diversificazione geografica degli investimenti NGA. Proprio da questa consapevolezza nasce l’approccio del Piano BUL del Governo, con il quale Agcom collabora in appositi tavoli tecnici. Occorre far crescere la connettività del Paese riducendo al contempo il divario tra le diverse aree, puntando a costruire una ‘rete’ di connettività unica, fissa e mobile. Intanto sono aumentati gli investimenti degli operatori privati nelle aree ad alta densità e il Governo ha approvato nuove modalità di intervento nelle aree C e D, per le quali sono già disponibili ingenti finanziamenti. Il Piano del Governo, peraltro, si compone di una serie di strumenti importanti e utili indipendentemente dai possibili scenari che si realizzeranno: dal catasto del sottosuolo a misure di sostegno della domanda anche attraverso la forte e decisa spinta alla digitalizzazione dei servizi della PA e alla promozione della ‘cittadinanza digitale’ (a partire dal progetto “Italia Log In”, una importante novità a livello europeo). In quelle aree saranno sperimentate nuove modalità di intervento per investimenti ad altissima capacità di banda, che faranno da volano anche per le altre aree. Siamo ad una svolta e ci sono tutte le condizioni per arrivare nel 2020 prossimi agli obiettivi dell’agenda digitale europea.

Quali sono i suoi obiettivi, come membro del Consiglio, per i prossimi anni?

Domandona. Restiamo con i piedi per terra e fissiamo alcuni obiettivi. Nel settore delle comunicazioni elettroniche mi aspetto un graduale passaggio a forme di rimedi differenziati geograficamente, allo sviluppo degli investimenti in tutte le aree e a forme innovative di partnership tra operatori sotto la vigilanza Agcom. Auspico una politica dello spettro fondata sull’efficienza, il che significa non solo nuovo refarming sui 700Mhz nei tempi utili al paese, ma anche nuove forme di condivisione dello spettro, continuando la strada già avviata nel 2015. Spero in novità nel settore audiovisivo, perché sono convinto che  potranno svilupparsi nuovi assetti volti ad ampliare la concorrenza, tra free e pay, eliminando alcune delle attuali barriere e trovando un punto di sintesi tra ‘vechia’ TV e Ott, magari con un’analisi di mercato anche su editoria e pubblicità on-line. Mi piacerebbe si riuscisse a migliorare la governance delle audi e a riunirle in un unico soggetto, con un ruolo di audit diretto da parte di Agcom, e che l’Autorità possa segnalare al governo la necessità di interventi normativi per riformare la ‘legge Melandri’, la legislazione sulla par condicio, il ruolo del servizio pubblico finanziato dal canone, la definizione di limiti sonori al volume degli spot (loudness), tutti temi sui quali da tempo ho mosso precise richieste. Riscontrando grande attenzione tra i Colleghi. Sfide importanti dovranno essere lanciate sul piano della concorrenza tra piattaforme on-line, dell’interoperabilità delle stesse e della portabilità dei contenuti. Andando oltre lo slogan della net neutrality. Infine, mi piacerebbe che la tutela dei consumatori fosse più improntata ad un approccio economico, di stimolo alla capacità di scelta e assunzione di rischi, piuttosto che relegata ad un ambito di mera protezione paternalistica, che non aiuta i consumatori a scegliere né l’industria a crescere.

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