Un Paese che ‘galleggia sempre’

Editoriale del mese: ottobre 2011 –

L’estate 2011 è ormai lontana, quasi perduta nella memoria, ma – se la ricordate ancora un pochino – è stata quella della ‘grande paura’, della crisi economico-finanziaria che è esplosa e ha suscitato panico, dei crolli di Borsa a ripetizione, di una sensazione di impotenza, di fronte a pochi (era agosto) operatori di mercato – strane figure quasi ‘astratte’, non ben definite, data la stagione – che avevano deciso che era meglio sbarazzarsi di tutto, dai titoli di Stato alle azioni delle banche…

L'estate 2011 è ormai lontana, quasi perduta nella memoria, ma - se la ricordate ancora un pochino - è stata quella della 'grande paura', della crisi economico-finanziaria che è esplosa e ha suscitato panico, dei crolli di Borsa a ripetizione, di una sensazione di impotenza, di fronte a pochi (era agosto) operatori di mercato - strane figure quasi 'astratte', non ben definite, data la stagione - che avevano deciso che era meglio sbarazzarsi di tutto, dai titoli di Stato alle azioni delle banche (soprattutto), in preda alla smania di vendere 'al meglio' (o 'al peggio') di qua e di là dall'Atlantico, per rifugiarsi nell'amato oro, bene-rifugio per eccellenza. È stata un'estate passata in ostaggio allo spread, per così dire, prima ignoto misuratore ad uso esclusivo degli addetti ai lavori e poi temuto feticcio di massa, a indicare che l'Italia è nel mirino, lontana, nella considerazione generale e in quella dei mercati, dalla virtuosa Germania.

Già la solita 'inaffidabile' Italia, Paese che alla fine però se la cava sempre, pur facendo poco o nulla, almeno in apparenza, per risolvere i suoi eterni problemi e fra questi quello del debito (oggi 'debito sovrano') molto elevato è da parecchi anni una caratteristica precisa del Bel Paese.

Ma fra una riunione del Parlamento convocata a ridosso di Ferragosto per presentare il relativo 'decreto economico d'urgenza' (11 i senatori presenti, riportano le cronache) e un dibattito politico tanto ininterrotto quanto di fatto sterile, anche questa angosciosa estate è alla fine passata: il 'ritorno alla normalità' è coinciso, più o meno, con la riformulazione - all'incirca per qualche decina di volte - del citato decreto di Ferragosto e poi - di nuovo una certezza - con il ritorno sui giornali delle intercettazioni piccanti su Berlusconi.

Già, Berlusconi: botte da orbi su di lui, in apparenza, poteri forti che uno alla volta lo abbandonano, una maggioranza fragile alle prese con la tremenda situazione economica di cui sopra, ma un Governo che incredibilmente (sempre in apparenza) regge lo stesso, con un Premier che - Ercolino sempre in piedi - alla fine rimane a Palazzo Chigi, pur esposto allo sberleffo sui giornali italiani ed esteri.

Insomma, al momento in cui scriviamo (siamo a fine settembre), è successo di tutto, ma alla fine, cosa è realmente cambiato? Anche Tremonti, da mesi e mesi in serrata lotta con (quasi) tutti, è ancora al Ministero dell'Economia e 'non molla'. Ci piace pensare - fosse anche a mo' di scongiuro, per non rischiare di fare davvero la fine della Grecia - che anche questo Paese sia un po' come Ercolino: prende tante botte, in fondo è incapace di risolvere qualsiasi problema ma incredibilmente non crolla al suolo. Ce la faremo a superare le prove dell'autunno dopo le dure 'fatiche dell'estate', in cui in fondo, però, abbiamo risolto poco o nulla? I lettori ci perdoneranno, per una volta, questa lunga dissertazione, in apparenza fuori tema, ma abbiamo voluto divertirci un po' a 'fare le pulci' all'Italia e agli italiani, che nel mondo radiotelevisivo trasferiscono tutte le loro caratteristiche (non solo quelle peggiori). Siamo il Paese con più Televisioni in Europa, ci stiamo appassionando alla Tv digitale (anche via sat) senza abbandonare del tutto la Tv generalista e per non farci mancare nulla siamo anche il Paese più amante della “telefonia mobile” (forse) del mondo.

Manco a dirlo, con tutte queste Tv ci siamo creati una quantità di problemi, in apparenza insormontabili, con la gravissima complicazione, poi, che il capo del Governo è anche parte in causa proprio nel mondo televisivo.

Non contenti, abbiamo anche deciso, a metà del passaggio al digitale, di riservare delle frequenze proprio alle tlc, sottraendole alle Tv locali, dopo avergliele assegnate solo pochi mesi fa.

Come uscire dal ginepraio che ci siamo creati da soli in Televisione, a questo punto? In apparenza soluzione non c'è, eppure... Avete presente Ercolino?

Pubblica i tuoi commenti