Un piano per Telecom Italia Media, ma a La7 è sciopero

Il Cda di Telecom Italia Media ha approvato le Linee Guida e il Piano 2009-2011 del gruppo di cui è amministratore delegato Giovanni Stella, prospettando un ‘futuro possibile’ per l’azienda. Ma il prospettato taglio di ben 25 giornalisti a La7 dice che l’autunno sarà ‘doloroso’…

Vediamo prima di tutto cosa ha scritto in merito Raffaella Natale su www.key4biz.it:

«Lo scenario di mercato nel quale TI Media ha ipotizzato di operare nel periodo di piano prevede intanto un rallentamento della crescita del mercato pubblicitario e una progressiva chiusura del mercato dei contenuti Tv e relativo aumento dei prezzi, dovuta ai recenti accordi sui contenuti premium tra le major ed i principali broadcaster. Ma anche la necessità di investire maggiormente nella piattaforma digitale terrestre che è in continua crescita e ha superato quella satellitare e valutare l'assegnazione del bando Agcom per l'affitto della banda digitale con conseguente sviluppo di questo comparto.

Le linee guida strategiche delineate per il prossimo triennio consentono che il gruppo promuova una serie di azioni per il recupero della redditività, tra le quali si evidenziano il rafforzamento delle sinergie e dell'integrazione con Telecom Italia e il consolidamento dell'attuale profilo editoriale dei canali analogici, pur in presenza di importanti risparmi di costi, conseguenti ad una incisiva azione di riorganizzazione ed 'efficientamento' delle strutture, già avviata nel corso del 2008.

In particolare, La7 continuerà in una rivisitazione dei palinsesti con l'obiettivo di ridimensionare significativamente le perdite della rete, mantenendo un elevato standard di qualità. Verranno inoltre sviluppate, attualmente in fase di start up, le attività di produzione di 'playmaker' in MTV.

Il proseguimento della strategia di sviluppo multicanale e multimediale: in quest'ottica saranno consolidati gli attuali business sul satellite e sul web di MTV, con l'obiettivo di migliorare i risultati positivi finora conseguiti, e sarà sviluppata ed ampliata l'attività sul business mobile grazie all'espansione di MTV-Mobile.

Per quanto riguarda il digitale terrestre, la revisione della strategia considera la realizzazione di una joint venture sulla PPV, in cui TI Media avrà una quota di minoranza, attraverso la quale si intendono risolvere i problemi strutturali e le crescenti difficoltà sull'acquisto a prezzi competitivi dei contenuti premium. Sono in fase conclusiva le trattative con alcuni partner internazionali.

Focalizzazione inoltre sull'attività core di Operatore di Rete DTT, che prevede un ulteriore sviluppo delle reti digitali, la loro gestione tecnica e l'affitto a terzi della banda disponibile, consentendo così una piena valorizzazione degli asset.

Recupero di redditività per l'agenzia di Stampa Apcom.

Per il triennio 2009-2011, TI Media prevede quindi di raggiungere i seguenti risultati sulla base delle assunzioni formulate:

- Ricavi in crescita del 7%-10% medio annuo, trainati dai settori Multimediale (+ 20%) e DTT (+ 30%).

- Costi in crescita dell'1,5% medio annuo per effetto dell'aumento dei costi legati allo sviluppo dei nuovi segmenti di Business; (Operatore di Rete DTT, Multimediale, Produzione di Contenuti - Playmaker), già tenuto conto della compensazione della riduzione dovuta all'efficientamento dei canali analogici e delle relative strutture operative;

- Deconsolidamento del business della PPV, in situazione di perdita strutturale;

- Break-Even dell'EBITDA al 2010; Investimenti per circa 190 milioni di euro, di cui circa 70 milioni di euro sull'Operatore di Rete, prevalentemente per la digitalizzazione delle reti analogiche, e circa 90 milioni per l' acquisto di diritti Televisivi.

(Ora) sarà Telefonica, azionista attraverso Telco, a riunire il suo board per discutere l'andamento del gruppo e le strategie. Nessun commento dal gruppo spagnolo ma è probabile che l'investimento in Telecom finisca sul tavolo dei Consiglieri spagnoli dopo il giro di incontri istituzionali che i primi di settembre Cesar Alierta ha condotto a Roma e dove ha trovato un chiaro messaggio: "Telecom deve restare italiana".

Franco Bernabè invece ha convocato i Consiglieri per giovedì prossimo e potrebbe in quell'occasione presentare le sue proposte sui prossimi passi del gruppo. Secondo le indiscrezioni di stampa, che il management ha definito "solo ipotesi giornalistiche", il futuro del gruppo tlc potrebbe passare attraverso la creazione di una società ad hoc per la Rete e l'ingresso nel capitale di nuovi soci. Si torna a parlare dell'interesse del Libyan Arab Foreign Investment Company (Lafico), che gestisce gli investimenti libici all'estero. Ma sembra più probabile, secondo fonti vicine all'entourage del leader libico, che ad effettuare l'investimento possa essere "Libyan post, telecommunication & information technology" a cui fa capo il controllo di tutta la rete telefonica fissa e mobile, guidata dal primo figlio di Gheddafi, Mohammed e che in agosto ha acquistato il 15% circa delle azioni di Retelit per espandere la copertura della Libyana e per avviare una rete di fibre ottiche a Tripoli. "...Lasciamo lavorare il management" ha detto recentemente l'amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel e tutti aspettano all'appuntamento di fine settimana».

A guastare subito l'atmosfera è stato l'annuncio da parte di Stella di 25 esuberi tra i giornalisti a tempo indeterminato a La7. Il Comitato di Redazione dell'emittente ha proclamato con effetto immediato "due giorni di astensione audio-video" in segno di protesta contro l'annuncio dell'azienda "che ha individuato 25 esuberi tra i giornalisti a tempo indeterminato, oltre allo stop dei contratti a termine" e "ha comunicato l'avvio della procedura a termini di legge per il licenziamento collettivo".

Tra le linee del piano di intervento, preannunciato dall'amministratore delegato di Ti Media Giovanni Stella, "la chiusura della testata sportiva, l'accorpamento di alcune redazioni, la chiusura della sede di corrispondenza di New York dopo le elezioni americane, la riorganizzazione della redazione multimedia e la chiusura del settore telecineoperatori". Per il Cdr, il piano è "la prova che il gruppo vuol far pagare ai giornalisti i milioni di debiti lasciati dalle precedenti gestioni".

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