Un’estate di sport e confronti

“Lo sport è di tutti” recita il claim di un piccolo, elegante promo che la Rai da mesi manda in onda come chiusura di ogni suo grappolo di spot, mostrando, all’interno di un quadrato, accattivanti immagini delle più varie discipline sportive. Anche di quelle che non hanno grande appeal sul pubblico e riescono a suscitare interesse solo ogni quattro anni, in occasione delle Olimpiadi. Il significato del promo è chiaro: questa volta la massima manifestazione sportiva è un’esclusiva del servizio pubblico.

L’esclusiva dei giochi di Rio è per la Rai un ritorno dopo la parentesi londinese del 2012 che ha visto l’avvento in quell’importante settore di Sky sport con tutto il suo potente apparato: le trasmissioni in contemporanea sui vari canali, il mosaico interattivo, la squadra di telecronisti e commentatori molto glamour. Ma è anche un ritorno a tempo determinato, visto che i diritti dei prossimi giochi sono già stati acquisiti da una new entry assoluta in questo campo: Discovery.

Insomma la faccenda è seria e quella del prossimo agosto per la Rai è una sfida da non perdere. È il momento giusto per dimostrare a tutti gli scettici (più o meno in buona fede) l’irrinunciabilità di un servizio pubblico - e del relativo canone - non solo per fare programmi culturali di alta qualità e ridotta audience (come vorrebbero alcuni) ma per svolgere un compito informativo improvvisamente diventato tanto fondamentale quanto rischioso. Per vincere la sfida ovviamente non basta aver riconquistato i diritti, occorrerà anche saper proporre nella giusta forma l’evento, costruendo un racconto appassionante dei fatti, dei luoghi, dei personaggi della più antica manifestazione sportiva. Ho detto “racconto” non a caso, vista la figura che è stata scelta per la nuova direzione di Rai sport.

Ma, si sa, gli esami non finiscono mai e talvolta cominciano prima. Prima delle Olimpiadi arrivano infatti gli Europei di calcio, con un’edizione particolare, per diversi motivi sportivi e politici. La particolarità è però un’altra: la condivisione parziale dei diritti degli europei tra Rai e Sky. A differenza dei mondiali già condivisi fin dal 2006, per gli Europei è la prima volta e non è una faccenda di poco conto, perché sarà inevitabile il confronto. Si può esser certi che alle tante partite che si giocheranno negli stadi francesi si aggiungerà anche quella tutta italiana tra Rai e Sky, una partita molto particolare, un derby. E, come tutti sanno, perdere un derby non piace a nessuno.

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