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Ungheria: bavaglio ai media e ai cittadini
Elena Romanato
29 Dicembre 2010
Orbàn è stato uno degli uomini della svolta dell'Ungheria ed eroe del 1989, anno in cui il Paese iniziò un processo di fuoriuscita dalla sfera di influenza russa, in coincidenza con il ritiro delle truppe sovietiche stanziate nel Paese dal 1956. L'opposizione, nelle cui file militava Orbàn, entrò per la prima volta all'Assemblea Nazionale e vennero concesse libertà civili (di riunione ed associazione). Ma il 1989 è soprattutto l'anno in cui una modifica costituzionale proclamò la nuova Repubblica ungherese “indipendente e democratica”.
Oggi Orbàn e i suoi fedeli al Parlamento sono invece la forza politica che imprime un passo indietro alla libertà di stampa. La nuova legge, infatti, affida ogni potere in materia di telecomunicazioni ad una Autorità Nazionale sui Media, nata a luglio, composta da cinque membri di nomina governativa e in carica per nove anni. Il presidente dell'ente è nominato direttamente dal Primo Ministro, che ha affidato l'incarico ad Annamaria Szalai, soprannominata 'la zarina dei media'. La Szalai, diventata famosa quando era all'opposizione come delegata di Fidesz al Consiglio Nazionale della Radio e Televisione, si era spesa, senza riuscirci, per bandire i cartoni animati dei Pokemon dalle Tv ungheresi, per la loro “pessima influenza” sui bambini.
Con la nuova legge sui media ungheresi pesano gravi multe in caso di informazioni che siano “in violazione dell'interesse pubblico” e “politicamente non equilibrate” o “lesive della dignità umana”. I giornalisti saranno poi obbligati a rivelare le loro fonti. Una delle prime obiezioni poste dagli organismi internazionali (come Ue e Ocse) a questa legge è la vaghezza nello stabilire queste violazioni, che sostanzialmente rimanda ad una libera interpretazione da parte dell'organismo competente.
Ma veniamo alle sanzioni. In caso di informazioni “politicamente non equilibrate” le Televisioni e Radio possono essere multate per 200 milioni di fiorini (700mila euro), i quotidiani e i siti internet per 25 milioni di fiorini (90mila euro) e i settimanali per 10 milioni di fiorini (36mila euro). Anche i privati cittadini possono essere multati, fino a 2 milioni di fiorini (7.250 euro), una cifra che equivale all'incirca ad un mese e mezzo di salario medio. Il Consiglio può sospendere i finanziamenti ai media che hanno violato la legge e i broadcasters possono essere sospesi fino a 30 giorni. Inoltre il Consiglio può operare una sorta di censura preventiva con diritto ad accedere ai documenti prima ancora che vengano pubblicati.
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