Ungheria: ci scrive l’Ambasciata a Roma

Il nostro recente articolo sulle modifiche alla Costituzione in Ungheria, da molti considerate illiberali e contrarie alle libertà fondamentali garantite in sede europea, provoca una attenta puntualizzazione dell’Ambasciata ungherese a Roma, che di seguito pubblichiamo.

Pubblichiamo integralmente di seguito, dato il suo indubbio interesse, la rettifica prevenutaci dall'Addetto agli Affari Politici e Stampa dell'Ambasciata di Ungheria di Roma, omettendo solo (per essere del tutto onesti) alcuni continui riferimenti alla nostra collaboratrice Elena Romanato, del tutto inutili e superflui, essendo evidentemente la responsabilità di quanto pubblicato sul nostro sito anche 'collettiva' e non solo individuale. Ma passiamo al testo che ci è stato inviato:

“Gentile Dott. Roffi,

ho letto con perplessità l'articolo del 19 marzo di Elena Romanato sulle modifiche costituzionali ungheresi. Fino ad ora la mia impressione era che i canali di comunicazione appartenenti al gruppo Il Sole 24 Ore S.p.A. restassero fuori dalla campagna diffamatoria svolta contro il mio Paese nei mesi/anni scorsi. È per questo che ho preso atto con delusione dell'articolo della sig.ra Romanato, che invece di investigare i motivi e i fatti delle decisioni del parlamento ungherese, si schiera con il coro di giornalisti sensazionalisti che non mancano alcuna opportunità di accusare il nostro Paese di delitti contro la libertà e la democrazia. Vorrei quindi chiarire certi punti… che non offrono un'analisi equilibrata della situazione e/o sono inesatti/falsi.

1. La sig.ra Romanato scrive: “C'è un Paese membro della Ue che ritiene di poter limitare pesantemente, se non annullare proprio, la libertà d'espressione e quella politica in generale”

La libera espressione rimane - come in ogni democrazia - un diritto fondamentale e illimitabile, protetto dalla Legge fondamentale. L'emendamento codifica la ripetuta richiesta delle comunità minoritarie che consiste nel codificare un divieto generale contro manifestazioni di odio o fomento di odio contro minoranze, occorrenze sempre più frequenti in tutta Europa. Le comunità minoritarie in Ungheria - inclusa la comunità ebraica - hanno infatti accolto l'atto con soddisfazione. In Italia la “legge Mancino” (Decreto legge 26 aprile 1993, nr. 122.) infatti regola lo stesso argomento.

2. La sig.ra Romanato scrive: “Le modifiche intervengono pesantemente sullo stato di diritto, esautorando di fatto un istituto come la Corte Costituzionale”.

Il fatto invece è che oltre a non essere “esautorata”, i poteri della Corte Costituzionale vanno per di più rafforzati in seguito all'ultima modifica costituzionale: la proposta accresce infatti la sfera di responsabilità e potere dell'organo, così come il suo potere di avviare controlli ex post norma, inoltre, mira ad aumentare la trasparenza di alcune procedure e la velocità di altre. Altro elemento importante della proposta è quello di estendere il diritto di proporre il controllo normativo ex post sia al Presidente della Curia (Corte di Cassazione) che al Procuratore Generale. Di conseguenza, i più importanti rappresentanti del sistema giudiziario avranno la possibilità diretta di proporre l'esame delle norme, che ritengono possano essere incostituzionali, alla Corte Costituzionale.

3. (Ancora): “Imponendo un giro di vite sui partiti d'opposizione (che subiscono pesanti limitazioni)”.

Tali accuse dovrebbero appoggiarsi su fatti. In realtà il 4° emendamento alla Costituzione non ha niente a che fare con i partiti. In Ungheria - come in ogni democrazia europea - i partiti (sia di opposizione che di governo) godono degli stessi diritti e impegni.

4. …“Un ulteriore attacco alla stampa libera che il Governo ha lanciato dopo aver inserito pesanti sanzioni ed un sistema di norme altamente punitive per i media indipendenti (si veda il caso di Kulturadio)…

Di nuovo: accuse senza fatti. L'Autorità nazionale per i Media e la Comunicazione (NMHH) è un organo di stato indipendente, creato dalla Legge sui media del 2010. La Commissione dell'Unione Europea e il Consiglio d'Europa hanno esaminato la Legge sui media, per poi dichiararla conforme alle norme europee. Quindi accuse di “norme altamente punitive” sono più che altro prive di senso.

La sig.ra Romanato forse si riferisce al caso di Klubrádió (invece di Kulturadio), il cui contratto legato a certe sue frequenze era scaduto. La radio ha perso la gara d'appalto indetta dalla NMHH, ma non accettò il risultato e si rivolse al tribunale, che - dopo un processo durato un paio di anni, nel corso del quale la Klubrádió continuò a trasmettere - diede retta alla Klubrádió. Sul piano politico, la diversità e la multilateralità dei media in Ungheria è un dato di fatto evidente e inconfutabile per tutti coloro che seguono la stampa ungherese.

5. (Si) cita la Legge fondamentale ungherese: “(6) Le modalità che disciplinano la libertà di stampa e la supervisione dei media, prodotti della stampa e del mercato delle comunicazioni, sono stabilite in un atto cardinale”.

La corretta traduzione del testo originale ungherese è la seguente: “Le modalità dettagliate che riguardano la libertà della stampa e l'organo di vigilanza del mercato della stampa e della trasmissione di notizie vengono stabilite in una legge organica specifica”.
La NMHH dunque non è nient'altro che un organo di vigilanza delle comunicazioni, comparabile al AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) italiana.

6. … “Altre modifiche riguardano invece i dibattiti elettorali (sempre all'articolo 9, comma 3) che, per le elezioni parlamentari, europarlamentari e l'informazione politica (tribune elettorali), possono essere diffusi solo sulla Tv pubblica…”.

Il nuovo emendamento non regola per niente i dibattiti elettorali. Si occupa delle pubblicità elettorali, e quindi prevede una specie di “par condicio” che prima non esisteva in Ungheria. A questo fine le pubblicità elettorali verranno ristrette ai media pubblici, che offriranno tale opportunità a titolo gratuito per tutti i partiti, sulla base di una rigorosa parità. L'obiettivo di questa proposta è quello di ridurre le spese per la campagna elettorale con la creazione di condizioni di parità nel campo delle pubblicità politiche.

7. La sig.ra Romanato scrive: “Il recente congelamento di 495 milioni di euro del fondo destinato all'Ungheria (ovviamente in crisi, come tutta Europa, o quasi) è stato deciso a causa del deficit eccessivo del febbraio scorso e non ha nulla a che fare con l'approvazione degli emendamenti alla Costituzione”.

Contrariamente a (queste) affermazioni, nessun tipo di congelamento fondi è stato applicato contro l'Ungheria. La procedura di deficit eccessivo (in corso contro 20 paesi europei, l'Italia inclusa) è stata avviata nel 2004 contro il nostro Paese, che per 6 anni non è riuscita ridurre il deficit sotto la soglia del 3%. Il nuovo governo Orbán invece ha soddisfatto le condizioni finanziarie imposte dall'Ue ogni anno a cominciare dal 2010, quindi c'è una forte aspettativa che la Commissione tolga la procedura di deficit eccessivo nel mese di giugno 2013, per la prima volta dall'entrata del nostro paese nell'Ue.

Il Primo Ministro Orbán ha espresso ripetutamente che il suo governo è disposto a condurre - come nel passato - un dialogo sulle nuove modifiche costituzionali, ma esso deve basarsi su fatti e argomenti giuridici e non su innumerevoli accuse senza fondamento provenienti dalla stampa che testimoniano di superficialità. L'esperienza nostra è, che una volta data la possibilità di esprimere le nostre motivazioni e dopo aver presentato i fatti che rispecchiano la realtà, le polemiche e incomprensioni con le istituzioni europee si possono risolvere con la soddisfazione di tutte le parti.

Spero che questi chiarimenti possano aiutarVi e i Vostri lettori a formulare un'opinione equilibrata nei confronti degli sviluppi costituzionali ungheresi. In caso di domande o incertezze, resto come sempre a Vostra disposizione per ulteriori chiarimenti. Ringrazio in anticipo la celere pubblicazione della nostra rettifica.

Cordiali saluti”.

László Dávid Galántai, Addetto agli Affari Politici e Stampa, Ambasciata di Ungheria - Roma

Fin qui la rettifica. Siamo per la verità lusingati dall'attenzione accesa in Italia e (pensiamo) anche all'estero dagli articoli pubblicati sul nostro sito sulla situazione di diversi Paesi del mondo in tema di libertà d'espressione. Dopo l'Ambasciata di Bielorussia, ecco dunque quella dell'Ungheria che a sua volta ci assicura che ci sbagliamo, che nessuna libertà è minacciata nel loro Paese e che le modifiche alla Costituzione sono semmai tese a rendere più “efficiente”, diciamo così, la democrazia magiara.

Alcune nostre precisazioni, ora:

1) Millecanali è un mensile specializzato su Tv e media che fa parte in effetti del Gruppo 24 Ore (da alcuni anni) ma che gode da sempre di una sua preziosa autonomia. Quanto pubblicato da questo sito e dal periodico cartaceo, dunque, non esprime posizioni attribuibili al Gruppo 24 Ore in quanto tale ma è frutto di autonome scelte redazionali;

2) nella versione che i lettori trovano attualmente sul sito era già stato corretto il precedente banale lapsus, per cui ora facciamo riferimento non a Kulturadio ma correttamente a Klubrádió. Simile, parzialmente, la questione del congelamento di 495 milioni di euro del fondo destinato all'Ungheria, alla fine in effetti sbloccato in sede europea, mentre avevamo già chiarito nel testo corretto del nostro articolo, oggi visibile sul sito, che la procedura di deficit eccessivo nei confronti dell'Ungheria era stata avviata nel 2004;

3) per il resto, prendiamo atto delle rassicurazioni (cui vorremmo tanto credere) e soprattutto del fatto che il Primo Ministro Orbán “è disposto a condurre - come nel passato - un dialogo sulle nuove modifiche costituzionali”. Finora però i dialoghi del passato in sede europea hanno prodotto poco e nulla, perché alla fine il Governo ungherese ha tenuto duro su una linea molto criticata da altri Paesi e non certo per via delle “innumerevoli accuse senza fondamento provenienti dalla stampa”, quella di molti Paesi europei per la verità; quest'ultima si è limitata a lanciare ripetutamente l'allarme su nuove norme costituzionali che potrebbero limitare libertà fondamentali in un Paese importante e affascinante (lo diciamo senza alcuna ironia) del nostro continente.

Che questo rischio esista (anzi, qualcosa di più di un semplice rischio) lo credono in molti anche nell'ambito delle istituzioni europee. La discussione ormai verte, semmai, non sulla natura delle norme in oggetto (perché il giudizio qui sembra in generale assai negativo) bensì, semmai, su cosa sia possibile fare per evitare che un Paese membro della UE ne alteri alcune norme fondamentali in tema di libertà d'espressione, che la UE stessa deve garantire.

Una notizia d'agenzia dei giorni scorsi che pubblichiamo di seguito aiuta a capire. Eccola:

“La Commissione Europea sta ''esaminando la situazione'' e ''non esiteremo ad agire'' se sarà confermato che la quarta riforma costituzionale proposta in Ungheria dal governo Orban viola i valori europei. Lo ha detto il vicepresidente dell'esecutivo UE, Maros Sefcovic, rispondendo in Parlamento Europeo alla richiesta del capogruppo liberal-democratico, Guy Verhofstadt, che ha proposto l'attivazione della procedura di sanzioni contro Budapest in base all'art. 7 del Trattato di Lisbona”.

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