Ungheria: un vero spinoso ‘caso’ per tutta Europa

C’è un Paese menbro della Ue che ritiene di poter limitare pesantemente, se non annullare proprio, la libertà d’espressione e quella politica in generale, con media controllati e resi innocui. È l’Ungheria e tutta l’Europa è chiamata a rispondere in modo serio e efficace.

Il Parlamento ungherese, l'Orszaghaz, ha approvato quello che molti giornali europei hanno definito il “golpe bianco” del primo ministro Vitkor Orban e del suo partito Fidesz. Senza consultare le altre forze politiche, il premier, forte della folta presenza di esponenti di Fidesz in Parlamento, ha fatto approvare una serie di emendamenti alla già discussa Costituzione del 2011. Le modifiche intervengono pesantemente sullo stato di diritto, esautorando di fatto un istituto come la Corte Costituzionale e imponendo un giro di vite sui partiti d'opposizione (che subiscono pesanti limitazioni) e su libertà fondamentali come quella di espressione e di stampa. Un ulteriore attacco alla stampa libera che il Governo ha lanciato dopo aver inserito pesanti sanzioni ed un sistema di norme altamente punitive per i media indipendenti (si veda il caso di KlubRadio).

Nello specifico nel “golpe bianco” di Orban sono previste le seguenti integrazioni all'articolo 9 con i comma 4/6 che citano:

“(4) Il diritto alla libertà di parola non può essere esercitato con lo scopo di violare la dignità umana di altre persone;


(5) Il diritto alla libertà di parola non può essere esercitato con lo scopo di violare la dignità della nazione ungherese o di qualsiasi cittadino, comunità etnica, razziale o religiosa. I membri di queste comunità hanno il diritto di far valere i loro crediti in tribunale contro l'espressione del parere che ha violato la loro comunità, invocando la violazione della dignità umana;

(6) Le modalità che disciplinano la libertà di stampa e la supervisione dei media, prodotti della stampa e del mercato delle comunicazioni, sono stabilite in un atto cardinale”.

Altre modifiche riguardano invece i dibattiti elettorali (sempre all'articolo 9, comma 3) che, per le elezioni parlamentari, europarlamentari e l'informazione politica (tribune elettorali), possono essere diffusi solo sulla Tv pubblica.

Come abbiamo già detto, i giornali europei (ma anche quelli americani) hanno aperto un accesso dibattito nei confronti della politica di Orban e posto una questione estremamente importante all'interno della stessa UE. Infatti il Fidesz, che sostiene la deriva nazionalista e xenofoba dell'Ungheria (ma contro il Governo molti cittadini e studenti protestano da tempo con manifestazioni pubbliche in Ungheria), fa parte del Partito Popolare Europeo e l'Europa non può più limitarsi a stare a guardare, seppur con apprensione, quanto sta accadendo in Ungheria (c'è poi anche un partito di estrema destra, Jobbik, in Parlamento dal 2010, su posizioni ancor più estreme).

Ora resta da vedere che cosa farà Bruxelles. Il recente congelamento di 495 milioni di euro del fondo destinato all'Ungheria (ovviamente in crisi, come tutta Europa, o quasi) è stato deciso a causa del deficit eccessivo nel febbraio scorso e non ha nulla a che fare con l'approvazione degli emendamenti alla Costituzione. La procedura di defici eccessivo da parte della UE è stata aperta comunque fin dal 2004, anno di ingresso del Paese nella stessa UE.

Rimane il fatto che la mossa di Orban è una beffa alla UE, dal momento che gli emendamenti riprendono alcuni elementi di una legge controversa adottata nel gennaio 2012 e in parte abbandonati in seguito alle pressioni dell'Europa. Ora l'Ue ha diverse strade davanti a sé e gli altri Paesi europei si aspettano delle misure serie nei confronti dell'Ungheria; ma punire uno Stato membro non è facile. Alcuni prospettano la sospensione del diritto di voto dell'Ungheria a Bruxelles, altri ritengono che le sanzioni finanziarie siano più efficaci.

Ma se l'Ungheria vuole restare in pieno in Europa non può tradirne i principi come ha fatto con questi emendamenti alla Costituzione e, soprattutto, l'Europa non può solo minacciare interventi, come avrebbe fatto Barroso via telefono con Orban, ma deve agire.

Pubblica i tuoi commenti

Ungheria: un vero spinoso ‘caso’ per tutta Europa

C’è un Paese menbro della Ue che ritiene di poter limitare pesantemente, se non annullare proprio, la libertà d’espressione e quella politica in generale, con media controllati e resi innocui. È l’Ungheria e tutta l’Europa è chiamata a rispondere in modo serio e efficace.

Il Parlamento ungherese, l'Orsghaz, ha approvato quello che molti giornali europei hanno definito il “golpe bianco” del primo ministro Vitkor Orban e del suo partito Fidesz. Senza consultare le altre forze politiche, il premier, forte della folta presenza di esponenti di Fidesz in Parlamento, ha fatto approvare una serie di emendamenti alla già discussa Costituzione del 2011.
Le modifiche intervengono pesantemente sullo stato di diritto, esautorando di fatto un istituto come la Corte Costituzionale e imponendo un giro di vite sui partiti d'opposizione (che subiscono pesanti limitazioni) e su libertà fondamentali come quella di espressione e di stampa. Un ulteriore attacco alla stampa libera che il Governo ha lanciato dopo aver inserito pesanti sanzioni ed un sistema di norme altamente punitive per i media indipendenti (si veda il caso di Kulturadio).

Nello specifico nel “golpe bianco” di Orban sono previste le seguenti integrazioni all'articolo 9 con i comma 4/6 che citano: “(4) Il diritto alla libertà di parola non può essere esercitato con lo scopo di violare la dignità umana di altre persone;

(5) Il diritto alla libertà di parola non può essere esercitato con lo scopo di violare la dignità della nazione ungherese o di qualsiasi cittadino, comunità etnica, razziale o religiosa. I membri di queste comunità hanno il diritto di far valere i loro crediti in tribunale contro l'espressione del parere che ha violato la loro comunità, invocando la violazione della dignità umana;

(6) Le modalità che disciplinano la libertà di stampa e la supervisione dei media, prodotti della stampa e del mercato delle comunicazioni, sono stabilite in un atto cardinale”.

Altre modifiche riguardano invece i dibattiti elettorali (sempre all'articolo 9, comma 3) che, per le elezioni parlamentari, europarlamentari e l'informazione politica (tribune elettorali), possono essere diffusi solo sulla Tv pubblica.

Come abbiamo già detto, i giornali europei (ma anche quelli americani) hanno aperto un accesso dibattito nei confronti della politica di Orban e posto una questione estremamente importante all'interno della stessa UE.
Infatti il Fidesz, che incarna la deriva nazionalista e xenofoba dell'Ungheria (ma contro il Governo molti cittadini e studenti protestano da tempo con manifestazioni pubbliche in Ungheria), fa parte del Partito Popolare Europeo e l'Europa non può più limitarsi a stare a guardare, seppur con apprensione, quanto sta accadendo in Ungheria.

Ora resta da vedere che cosa farà Bruxelles. Il recente congelamento di 495 milioni di euro del fondo destinato all'Ungheria (ovviamente in crisi, come tutta Europa, o quasi) è stato deciso a causa del deficit eccessivo del febbraio scorso e non ha nulla a che fare con l'approvazione degli emendamenti alla Costituzione.

Rimane il fatto che la mossa di Orban è una beffa alla UE, dal momento che gli emendamenti riprendono alcuni elementi di una legge controversa adottata nel gennaio 2012 e in parte abbandonati in seguito alle pressioni dell'Europa. Ora l'Ue ha diverse strade davanti a sé, e gli altri Paesi europei si aspettano delle misure serie nei confronti dell'Ungheria; ma punire uno Stato membro non è facile. Alcuni prospettano la sospensione del diritto di voto dell'Ungheria a Bruxelles, altri ritengono che le sanzioni finanziarie siano più efficaci.

Ma se l'Ungheria vuole restare in Europa non può tradirne i principi come ha fatto con questi emendamenti alla Costituzione e, soprattutto, l'Europa non può solo minacciare interventi, come avrebbe fatto Barroso via telefono con Orban, ma deve agire.

Pubblica i tuoi commenti

New Business Media © 2018 New Business Media Srl. Tutti i diritti riservati.
Sede legale Via Eritrea 21 - 20157 Milano | Codice fiscale, Partita IVA e Iscrizione al Registro delle imprese di Milano: 08449540965
css.php