Varato il piano delle frequenze digitali Tv

Il piano di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva digitale è stato emanato oggi dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Prime polemiche.

L'atteso Piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva in tecnica digitale, che l'Autorità doveva emanare entro lo scorso 31 dicembre, è invece uscito oggi.

In attesa di esaminare in dettaglio il complesso documento, registriamo la prima reazione negativa. È quella di Marco Rossignoli, coordinatore di Areranti-Corallo, che ha dichiarato:

"Al di là delle soluzioni tecniche adottate per la realizzazione del Piano, occorre evidenziare che lo stesso è, allo stato, assolutamente inattuabile. Infatti le frequenze previste dal Piano per le trasmissioni televisive digitali sono le stesse che vengono attualmente utilizzate per la diffusione analogica.

Ne consegue che, non essendo possibile per le imprese televisive spegnere gli impianti analogici (perché, in tal caso, verrebbe sospeso il servizio di diffusione nei confronti dell'utenza), la transizione al digitale non potrà avvenire mediante l'applicazione del Piano delle frequenze in questione, bensì attraverso uno sviluppo cosiddetto "a macchia di leopardo"(scenario peraltro ipotizzato anche dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni nel Libro bianco sulla televisione digitale terrestre). Tale piano sarebbe attuabile esclusivamente nell'ipotesi (assolutamente astratta) che in Italia non operasse alcuna televisione in tecnica analogica".

"Pertanto - ha aggiunto Rossignoli - è evidente come il passaggio al digitale debba avvenire mediante una conversione graduale degli impianti analogici, soprattutto laddove gli operatori dispongano di frequenze ridondanti delle quali si possono privare senza danno per l'utenza. Attraverso tale gradualità nel passaggio sarà possibile realizzare da parte di ogni operatore trasmissioni in simulcast analogico. Al termine del simulcast potrà attuarsi una completa transizione per la quale, comunque, saranno presumibilmente necessari tempi molto più lunghi (anche di anni) rispetto a quelli definiti dalla legge 66/2001 (dicembre 2006)".

Pubblica i tuoi commenti