Un presidente che non ama la democrazia
Venezuela: la morsa di Chavez sui media
Mauro Roffi e Elena Romanato
04 Febbraio 2010
A Caracas la polizia ha invece usato i gas lacrimogeni per disperdere gli studenti che avevano organizzato una manifestazione con gli stessi obiettivi. Studenti universitari e delle scuole superiori hanno sfilato in corteo con le mani dipinte di bianco nel tentativo di raggiungere la sede dell'Autorità di regolamentazione dei media. Respinti da alcuni sostenitori di Chavez, sono poi stati inseguiti dalla polizia in assetto anti-sommossa. Oggetto delle rivendicazioni la sospensione dei programmi di sei emittenti televisive da parte del governo (compresa Rctv, la più antica emittente del Paese, che dal 2007 trasmette dagli Usa) per la “grave colpa” di non avere trasmesso i lunghi discorsi presidenziali chiamati “cadenas”.
Il presidente Chavez lo scorso 25 gennaio, aveva imposto alle Televisioni venezuelane una delle sue “cadena” in occasione di una riunione di suoi supporter. A mezzanotte è arrivata puntuale la sospensione dei programmi delle sei Tv, “colpevoli” appunto di non aver trasmesso i proclami di Chavez: Ritmo Son, Momentum, Rctv- Internacional, American Tv, America Network e Tv Chile.
Le “cadenas” sono molto più di semplici messaggi presidenziali. L'articolo 10 della legge sulla “Responsabilità sociale di Radio e Televisione” conferisce al presidente Chavez l'illimitato diritto di parlare a qualsiasi ora e senza nessun limite tramite l'intero sistema di trasmissione radiotelevisivo nazionale (Chavez è anche presente sulla rete nazionale di stato Venezolana de Television - VTV con il suo programma della domenica “Alò presidente”).
La commissione delle telecomunicazioni (Conatel) presieduta da Diosdado Cabello ha peraltro decretato il 22 dicembre scorso che i canali via cavo con più del 70% di produzione nazionale sono obbligati a trasmettere le “cadenas”, proprio in base all'articolo 10 di quella legge.
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