Verso un rinvio dello switch-off della Lombardia?

Pioggia di notizie alla vigilia della decisione dell’Agcom sull’LCN (interviene anche una commissione parlamentare). Intanto Aeranti-Corallo vuole il rinvio dello switch off lombardo di settembre e Romani prospetta l’asta per i canali 61-69. Non basta: Sky potrebbe entrare in scena a breve.

Prima la nota di Aeranti-Corallo:

«Con riferimento alla problematica del passaggio definitivo alle trasmissioni televisive digitali via etere terrestre (c.d. “switch off”) dell'area tecnica n. 3 (Lombardia esclusa la prov. di Mantova, Piemonte orientale, corrispondente alle prov. di Alessandria, Novara, Vercelli, Asti, Biella, Verbania-Cusio-Ossola, nonché alle province di Parma e di Piacenza), attualmente calendarizzato a partire dal 15 settembre 2010 fino al 20 ottobre 2010, l'avv. Marco Rossignoli, coordinatore AERANTI-CORALLO, ha dichiarato: “Riteniamo assolutamente necessario un differimento dello switch off dell'area tecnica n. 3 in quanto ad oggi non è stata ancora emanata dall'Agcom la pianificazione delle frequenze relativa a tale area; non è stata ancora emanata la regolamentazione relativa all'ordinamento automatico dei canali (LCN); non sono stati ancora emanati i criteri per l'assegnazione dei diritti di uso delle frequenze in tale area; non sono ancora state definite le negoziazioni di coordinamento internazionale ai fini delle utilizzazioni frequenziali nelle zone di confine. Risulta pertanto evidente - ha aggiunto Rossignoli - che fino a quando non verranno espletati tali incombenti, il Ministero dello Sviluppo economico non potrà procedere alla assegnazione dei diritti di uso delle frequenze per le trasmissioni televisive digitali terrestri nell'area tecnica n. 3. Anche qualora tali incombenti - ha proseguito Rossignoli - venissero completati prima del 15 settembre (ipotesi di difficile realizzabilità, stanti i tempi molto stretti, comprendenti, peraltro, il mese di agosto), il Ministero dello Sviluppo economico, per rispettare la data di switch off, finirebbe per assegnare i diritti di uso delle frequenze per l'area tecnica n. 3 con un anticipo di solo qualche giorno, o addirittura di solo qualche ora, rispetto allo switch off medesimo. Tale situazione - ha concluso Rossignoli - sarebbe insostenibile per le imprese televisive locali operanti nell'area tecnica n. 3 in quanto le stesse si troverebbero impossibilitate, in tali tempi ristrettissimi, a progettare le nuove reti di trasmissione, a procedere all'acquisto degli impianti necessari (che, presumibilmente, le ditte costruttrici non sarebbero in grado di fornire e installare prima dello switch off), nonché a richiedere e a ottenere le autorizzazioni urbanistiche, ambientali e igienico sanitarie necessarie (in base al Codice delle comunicazioni elettroniche e alle normative regionali e comunali in materia)».

Sul tema dell'LCN siamo al momento della verità e interviene il mondo della politica. Il tema sembra essere quello del posizionamento sul telecomando di alcune 'forti' Tv locali (è il caso di Telenorba e Videolina, in particolare) che tradizionalmente erano ai tasti 'bassi' (7, 8 o 9) del telecomando e che ora, se tutte le Tv locali fossero spostate dal 10 in avanti, ne sarebbero danneggiate.

Sul tema interviene anche il Parlamento, come informa www.key4biz.it:

«La commissione Trasporti Poste e telecomunicazioni della Camera ha approvato all'unanimità una risoluzione bipartisan unitaria (primo firmatario il deputato del Pdl Mauro Pili) per tutelare il posizionamento delle Tv regionali nella sintonia automatica del telecomando.
Alla vigilia della delibera dell'Agcom, la commissione, ha inteso i motivi delle rimostranze e ribadito che "le tv locali devono trovare posto nel primo arco di posizioni del telecomando ovvero, tra il tasto 1 e il tasto 9, come da articolo 5 del decreto Romani. Il Garante per le comunicazioni, deve tutelare le televisioni regionali che hanno conquistato storicamente un ruolo di primo piano nell'ambito dell'informazione e della produzione televisiva. L'avvio del digitale terrestre - aggiunge la nota diramata nella giornata - non deve in alcun modo modificare il posizionamento commerciale e editoriale delle televisioni regionali'. La stessa commissione, auspica ora che l'Agcom prenda atto della risoluzione e rinvii la decisione prevista per la giornata di domani, per una più approfondita riflessione sul tema.
"Al momento del passaggio dall'analogico al digitale terrestre - sostiene Mauro Pili in una nota - viene garantito il rispetto del posizionamento delle tv locali nella sintonia automatica rispettosa del consolidato storico dei dati d'ascolto. Ora quel principio sacrosanto deve essere rispettato nell'interesse della libera informazione e della sua articolazione federale". "Cancellare questa storia televisiva - conclude l'ex presidente della Regione - significherebbe mettere sul lastrico emittenti regionali che, perdendo il posizionamento commerciale, sarebbero costrette a dichiarare lo stato di crisi con il conseguente di rischio di licenziamenti e chiusure. È una responsabilità che nessuno si può assumere"».

Vedremo le decisioni dell'Agcom. Intanto, a conferma dei gravi problemi delle Tv locali, sembra ormai confermato che i canali 61 - 69 non saranno più utilizzabili fra qualche tempo (quanto? Chissà) e a esserne danneggiata saranno le Tv locali, cui non a caso sono stati destinati (provvisoriamente, a questo punto) nel piano Agcom. Si farà un'asta per utilizzo tlc, guadagnando dei bei soldi per lo Stato e accontentando l'Europa.
Ma le Tv locali e i loro diritti? Vedremo, magari gli si daranno dei soldi per uscire di scena. L'incredibile (o quasi) ipotesi è stata confermata dallo stesso viceministro Paolo Romani, che pure ha sempre avuto attenzione per quel mondo delle Tv locali da cui proviene. Ma ora le cose sembrano cambiare, come conferma questo articolo di www.newslinet.it:

«L'ipotesi preannunciata su queste pagine tempo fa ha avuto conferma: il governo sta studiando un'asta per assegnare anzitempo agli operatori di tlc i canali dal 61 al 69 UHF (che l'UE ha chiesto che entro il 2015 vengano impiegati per il potenziamento dei servizi wireless).
A parlare di asta di frequenze, di consorzi di Tv locali volonterose e coscienziose e di opportunità economica per il pubblico e per i privati, è stato il viceministro allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni Paolo Romani, che ha auspicato la concretizzazione dell'ipotesi a condizione "che sia il più vantaggiosa possibile per lo Stato". La prospettazione di un ulteriore dividendo digitale rispetto a quello che andrà in gara nel 2011 per le nuove reti nazionali che usufruiranno della riserva frequenziale del Piano di assegnazione delle frequenze recentemente approvato da Agcom è per Romani una strada da percorrere "al piu' presto", parallelamente con gli switch-off che da settembre interesseranno la gran parte della popolazione italiana (ed anche per limitare il più possibile gli interventi della magistratura amministrativa, che il MSE-Com teme come il diavolo, sottolineano i maligni). "E' un processo da fare rispettando la storia di questo Paese e gli imprenditori che, anche a livello locale, si sono impegnati in questo settore", ha spiegato ieri Romani in occasione di un congresso della FNSI. "C'e' un confronto avviato con varie istituzioni, tra cui il Tesoro, sull'ipotesi di destinare una parte delle risorse che lo Stato incasserebbe dall'asta di queste frequenze a rimborsare gli imprenditori televisivi che le potrebbero liberare (magari consorziandosi e rinunciando a frequenze a quel punto superflue), mentre un'altra parte di queste risorse potrebbe essere destinata ad incentivare la diffusione della banda larga", ha evidenziato il viceministro al MSE».

E poi, in questo luglio caldissimo e tremendo per le Tv locali, c'è lo spauracchio di Sky, che dovrebbe entrare davvero a sua volta nel settore del digitale terrestre. Ma deve essere l'Europa ad autorizzare l'operazione e forse ci siamo, come conferma una nota della Frt:

«Secondo indiscrezioni raccolte, e pubblicate, dal quotidiano economico 'MF-Finanza', la Commissione Europea si accingerebbe a dare il via libera a Sky sul digitale terrestre prima del termine previsto dal veto (gennaio 2012) posto al momento della fusione Stream-Telepiù. Per 'MF-Finanza', “la bozza di provvedimento, che dovrà essere sottoposta all'attenzione di Almunia nelle tre prossime riunioni che mancano prima della pausa estiva e successivamente all'ok della Commissione, il colosso satellitare guidato in Italia da Tom Mockridge avrà la possibilità di partecipare da settembre all'assegnazione dei sei multiplex digitali che rappresentano le frequenze rimaste libere in Italia ma dovrà in caso di vittoria, questa la condizione posta, operarvi in chiaro per cinque anni. In pratica, visto che la procedura di beauty contest predisposta dall'Autorità per le comunicazioni prevede di fatto un'assegnazione gratuita, Bruxelles ha inteso, pur accogliendo le richieste di Sky, non permettere al colosso di Rupert Murdoch di operare con programmi a pagamento sulle frequenze risultanti dal dividendo digitale. In questo modo Sky, per approdare con la pay tv sul digitale, dovrà comunque aspettare sempre il 2012 ma occuperà un terreno importantissimo due anni prima”.
La decisione di anticipare l'ingresso di Sky - già monopolista sul satellite - sulla piattaforma DTT, se confermata, andrà ad impattare su un mercato in via di formazione, ancora fragile, dagli equilibri incerti e che sta mettendo a dura prova soprattutto le Tv locali, che non esiteranno ad impugnare il provvedimento nelle opportuni sedi europee».

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