Vicenda Sallusti: di nuovo in gioco la libertà di stampa

I nostri politici sono fantastici. Chiamati a evitare l’assurda pena del carcere per Sallusti, dopo la sua condanna, hanno pensato bene di approfittarne per varare norme dure contro la stessa libertà di stampa, in termini di pene e regole per giornalisti e editori. La forte reazione della FNSI.

In queste ore è in discussione al Senato la legge che doveva solo evitare che per il reato diffamazione a mezzo a stampa fosse tuttora prevista come eventualità la pena del carcere (vicenda Sallusti). Ma il provvedimento, dopo una serie di interventi in Parlamento, è pian piano diventato una specie di 'mostro giuridico' che sembra poter mettere in discussione la stessa libertà di stampa in Italia. In sostanza, i politici sembrano volersi vendicare di una stampa che ormai troppo spesso (a loro dire) li 'mette alla berlina' e quindi vogliono mettere dei bei paletti alla stessa possibilità di riferire e raccontare le notizie, a scanso di altri guai (per loro).

Vediamo il forte 'allarme' lanciato dalla FNSI:

«Lo ripetiamo ancora una volta: sulla libertà di stampa, sul diritto di cronaca, sul diritto dei cittadini a essere informati non possiamo guardare in faccia nessuno e adottare atteggiamenti diversi a seconda di chi fa proposte restrittive. L'opposizione alle norme bavaglio della bozza di legge in discussione al Senato sulla diffamazione non è altro perciò che la prosecuzione di un'attività permanente e coerente a difesa della Costituzione, dei diritti di espressione e di informazione, con criteri di lealtà e di trasparenza.
Cancellare il carcere dalle pene principali per i reati a mezzo stampa da una legge non in linea con i canoni delle democrazie avanzate e della giurisprudenza della Corte di Giustizia sui diritti umani è cosa giusta e doverosa. Scambiare questo possibile passaggio con norme bavaglio, già rigettate nei tentativi di intervento contro il diritto di cronaca in vari progetti di legge sulle intercettazioni, è insensato. Inaccettabile come allora. E questa eventualità, se ancora portata avanti, avrà le stesse risposte di allora, anche se al posto del governo Berlusconi c'è il governo Monti e anche se al posto di una maggioranza di centro destra c'è una coalizione parlamentare per un governo di necessità nazionale. La libertà dell'informazione è un bene nazionale e non di qualcuno».

E vediamo cosa riferisce l'Ansa di quanto sta accadendo:

«''No alla censura sulla stampa. No ai bavagli. No alle leggi liberticide''. Questo lo striscione, firmato dalla Federazione Nazionale della Stampa e dall'Unione Cronisti Italiani, allestito sotto il palco della manifestazione organizzata dal sindacato dei giornalisti nella manifestazione al Pantheon contro il ddl sulla diffamazione. Presenti, oltre a giornalisti e politici, anche rappresentanti delle associazioni, come Articolo 21 e Move On, che esponevano cartelli con la scritta: ''Introduciamo il reato della censura. Non ci tapperete la bocca''.
Sul palco è intervenuto il segretario della Fnsi, Franco Siddi, che ha parlato di ''una legge grave come non si era mai visto'', sottolineando che ''è grave che venga dal parlamento, perché in genere è il governo a fare questo tipo di operazioni''. Ricordando che poche volte è stato comminato in passato il carcere per i giornalisti, Siddi ha aggiunto: ''A questo punto è meglio lasciare le cose così come sono''.

Per il presidente dell'Unci, Guido Columba, ''i politici sono riusciti a consumare la vendetta contro i giornalisti che cercavano dal '92''. Per il presidente dell'Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, ''bisogna evitare di commettere l'errore di trasmettere ai cittadini che reclamiamo leggi che ci garantiscano l'impunità. La previsione di norme così devastanti - ha aggiunto - priverà i cittadini dell'informazione fornita da migliaia di giovani che non hanno la retribuzione di Sallusti''.

Presenti diversi parlamentari. Nel Pd, Anna Finocchiaro ha sostenuto dal palco che ''il testo va corretto in diversi punti, a partire dalle multe troppo alte'' e annunciato la presentazione di emendamenti di gruppo in Senato. Sulla stessa linea il collega Vincenzo Vita, che ha sottolineato in particolare ''l'assurdità delle regole per la rete''. È intervenuto anche Enzo Carra dell'Udc, il quale ha garantito che ''alla Camera si cercherà di migliorare il testo''. In piazza anche l'altro esponente Udc Roberto Rao».

Speriamo che al Senato e poi alla Camera prevalga la saggezza, ma il rischio - per un bene fondamentale come la libertà d'informazione - è molto forte.

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