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Vigilanza: Villari vuol restare, altissima tensione

Sembra sempre più chiaro che Riccardo Villari, eletto dalla maggioranza alla Presidenza della Commissione di Vigilanza la scorsa settimana quale "rappresentante dell'opposizione", non è stato scelto a caso. Il personaggio gioca a nascondino con l'opposizione e con il suo stesso partito, motivando ogni volta diversamente quello che sembra ormai un dato di fatto: non ha nessuna voglia di 'farsi da parte', dimettendosi, come pure sarebbe logico, visto che a chiederglielo sono i vertici del suo stesso partito e di quasi tutta l'opposizione (sia pure con qualche eccezione), in rappresentanza della quale sarebbe stato eletto a questo importante e delicato incarico.

La situazione è già a livelli di guardia: non si capisce come la maggioranza possa pretendere che l'opposizione accetti un candidato che ha scelto invece la stessa maggioranza (ovviamente non a caso, come si è ben presto capito) né si capisce come Villari possa rappresentare altri, oltre a se stesso. A meno che non finisca per scegliere di cambiare fronte, cosa che non sarebbe affatto sorprendente, a questo punto.
In tal caso avremmo finalmente un po' di chiarezza, con una Commissione di Garanzia con un presidente eletto, a tutti gli effetti, dalla maggioranza e non dall'opposizione (come pure voleva una prassi parlamentare di grande rilievo).
Già si intravede la possibilità di espulsione di Villari dal PD, mentre Leoluca Orlando e Pancho Pardi dell'Idv annunciano già ora le dimissioni dalla stessa Vigilanza.

"Ho il dovere istituzionale di far funzionare la commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai e garantire la sua continuità" - sentenzia invece Villari, mentre la sua elezione è sì stata sì "inconsueta ma sicuramente democratica e nel rispetto delle regole".

Ma le regole (quelle della prassi, ma una prassi di grande rilievo a livello di democrazia parlamentare), di fatto, sono state invece stracciate e le giustificazioni del neopresidente appaiono sempre più 'scuse' per restare al suo posto, assolutamente però non in rappresentanza della minoranza, come pure doveva essere.

In serata sembra delinearsi una soluzione di convergenza fra PD e PDL (cui Di Pietro, che ha appunto ritirato Orlando, non si opporrebbe) sul nome di una specie di 'padre della patria' (televisiva) come Sergio Zavoli, richiamato in servizio quale possibile presidente della Vigilanza per sbrogliare una situazione ormai insostenibile. Vedremo ora se Villari vorrà una buona volta dimettersi o troverà altri pretesti per rimanere ad ogni costo in sella.

Mauro Roffi

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