Walter Chiari: la fiction delle polemiche

Avevamo detto dopo la prima puntata che quella su Walter Chiari era una fiction che dava l’impressione di non aver sempre rispettato la (complessa) realtà del personaggio. La seconda puntata ha acuito le polemiche. Una lettera di Wally e Roberta Villa.

Alla fine hanno polemizzato un po' tutti sulla seconda puntata della fiction di Barbareschi, che, abbandonati i temi 'scanzonati' e 'innocenti' per descrivere il personaggio Walter Chiari in età giovanile, ha virato sul versante emozionale, descrivendo un attore e comico (anziano) solo, in fase di decadenza, spesso abbandonato al suo destino dagli altri, ridotto a guardare in Tv la memoria di se stesso.

A questa rappresentazione si sono ribellati lo stesso figlio di Walter (che pure aveva dato una mano a Barbareschi per la fiction) e altri testimoni e amici dell'attore scomparso. Da rimarcare anche la nota, in apparenza civettuola, di un Barbareschi che cita se stesso nella fiction, con un attore che lo interpreta, al Festival del cinema di Venezia di più di vent'anni fa.

Ma su un altro punto specifico ci è pervenuta una nota della famiglia Villa (Wally e Roberta, moglie e figlia di Renzo) di cui vogliamo doverosamente dare conto. Eccola qui di seguito, a firma di Roberta Villa:

«In relazione alla fiction sulla vita di Walter Chiari, trasmessa su RaiUno nelle serate di domenica 26 e lunedì 27 febbraio, desideriamo esprimere il nostro rammarico per come sono stati rappresentati sia la realtà dell'emittente Antennatre Lombardia, sia la figura di Renzo Villa, fondatore delle prime esperienze di Televisione privata in Italia e, all'epoca, socio di maggioranza e Direttore dei Programmi della rete.

Abbiamo apprezzato complessivamente il lavoro della produzione e l'ottima prova di Alessio Boni ma, pur comprendendo le esigenze di semplificazione narrativa della “finzione” televisiva, crediamo che quando persone realmente vissute vengono citate con nome e cognome si debba avere rispetto della verità storica e della credibilità dei personaggi rappresentati, anche in termini di stile e personalità.

A differenza di quanto mostrato nella fiction, mio padre non ha mai licenziato Walter Chiari e - se non sono mancati momenti di confronto anche vivace - ha sempre testimoniato, sia in pubblico che in privato, la stima e l'ammirazione nei confronti del suo talento artistico, anche nei momenti più difficili della sua vicenda umana.
Come è testimoniato dai filmati dell'epoca, Walter Chiari ha proposto sketch bellissimi anche negli anni in cui ha collaborato con Antennatre Lombardia, un'esperienza televisiva che - seppur visibile solo nel Nord Italia - ha riscosso per circa un decennio un grande successo di pubblico. Soprattutto nella fase pionieristica questa emittente, che si è avvalsa negli anni del contributo di molti grandi artisti e professionisti, ha saputo realizzare programmi innovativi e di qualità, grazie alla libertà espressiva che la caratterizzava e alle tecnologie utilizzate, estremamente avanzate per il periodo.

Mio padre non è più con noi dal dicembre del 2010. Mia madre ed io, anche a nome dei familiari, delle persone che lo hanno amato e stimato, sia umanamente che professionalmente, e di quanti hanno partecipato a quella straordinaria avventura imprenditoriale e laboratorio creativo che è stato Antennatre, sentiamo la responsabilità, con queste poche righe, di tutelarne la memoria».

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