I rischi dei videogiochi: sesso o violenza?

Legalizzando i video violenti, la Corte Usa aprirá anche al sesso per i minori?

Ora che la Corte Suprema degli Usa ha permesso l'acquisto di videogiochi violenti da parte dei minorenni, cosa succederá per l'utilizzo di giochi elettronici a sfondo sessuale?
A prescindere dalla maggioranza governativa o giudiziaria al potere, l'America ha tradizionalmente sempre tollerato la violenza sugli schermi, nello sport e nella vita sociale. Meno tollerati sono stati invece i costumi sociali legati alla sessualitá, da sempre associata con corruzione, mancanza di ideali ed irresponsabilitá.

In America, una persona, anche mentalmente instabile, puó andare in giro indisturbata con un fucile automatico, fino a quando non commette una strage: poi viene arrestata.
In America, un vice presidente puó sparare ad una persona durante una battuta di caccia e nessuno mette in dubbio la sua responsabilitá.
D'altra parte se il governatore di uno Stato si permette di trascorrere in modo discreto la notte con una prostituta, i nemici gli fanno subito guerra fino a che non dá le dimissioni.

Questa premessa é per indicare che la decisione della Corte Suprema non mi sorprende. E non é una questione di business, com'é stato fatto notare dalla stampa italiana, ma di una pura valutazione costituzionale interpretata in un'ottica che non considera la violenza come un male, mentre il sesso sí.
La decisione di permettere ai bambini di fruire di videogiochi brutali nella loro violenza (anche verso donne ed animali) é stata presa da 7 giudici sui 9 che compongono la Corte Suprema Usa. Si é detto che in America i videogiochi rappresentano un business annuo di oltre 18 miliardi di dollari per un mercato di 46 milioni di famiglie. Si é fatto notare come i viodeogiochi violenti inducano un atteggiamento aggressivo ed irresponsabile nei giovani.
Si é cercato di spiegare come, per l'elemento di interattivitá intrinseco nei videogiochi, questi non possano essere paragonati ad un libro, un programma televisivo o un film.
Per questo gruppo di giudici, però, tutti questi elementi non valgono tanto quanto il diritto sancito dal primo emendamento della Costituzione: libertá di espressione; lo stesso al quale ci si appella per andare in giro armati (oltre al controverso secondo emendamento).

Per capire come la valutazione dei giudici sia stata influenzata dalla loro ideologia, basti leggere la spiegazione data dal giudice della Corte Suprema, l'italo-americano Antonin Scalia, che ha eccepito che i classici della letteratura per l'infanzia - come Cenerentola - contengono un alto tasso di violenza. Scalia ha anche aggiunto che “non importa quanto ripugnante sia il gioco”, perché esso é protetto come un'opera d'arte, mentre il problema legato all'interattivitá non é “convincente”.

Ma ora che il vaso di Pandora si é rotto con la vendita ai bambini dei videogiochi violenti, come si potrá arginare in America l'applicazione dello stesso principio verso videogiochi a sfondo sessuale? A questo proposito, uno dei due giudici dissenzienti, Stephen Breyer, ha segnalato il doppio standard della Corte Suprema: “Che senso ha - si chiede il giudice - vietare la vendita ad un ragazzo di 13 anni di una rivista con immagini di donne nude, mentre si sancisce la vendita allo stesso 13enne di un viodeogioco interattivo con cui virtualmente si tortura una donna e poi la si ammazza”.

Per offrire una visione piú ampia sull'argomento, abbiamo messo a confronto due esperti.
Steve Schiffman, un avvocato di Brooklyn, N.Y. che opera nel campo dell'intrattenimento, ci ha detto: “La Corte Suprema ha sancito che i videogiochi sono forme di fantasie elettroniche e non realtá, pertanto non comparabili a materiale sessualmente osceno”.
David Simon, un dirigente di Holywood che ha ricoperto diverse cariche importanti nell'industria televisiva, ha spiegato: “La decisione della Corte é irresponsabile su due punti:

1) Confrontandola con la decisione della Fcc (l'Autoritá per le comunicazioni) che bandisce il linguaggio volgare e il nudo nei programmi per la Tv terrestre.

2) La protezione dei bambini non é una questione costituzionale ma di buon senso.

Questo caso illustra la tipica differenza tra la legge e la giustizia e, in questo caso la giustizia non ha vinto”.

(*) Dom Serafini è direttore di VideoAge, una rivista per la Tv internazionale con sedi a NY e LA.

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