Il Governo ancora contro le Tv locali

Nuovo passo del Governo per liberare a tutti i costi la banda 61-69 dalle ‘fastidiose’ Tv locali. La manovra finanziaria stabilisce l’eventuale disattivazione coattiva degli impianti e la competenza del solo Tar del Lazio. Insignificanti aperture in tema di risarcimenti.

In una sua edizione straordinaria il 'bollettino' dell'associazione Aeranti-Corallo 'TeleRadioFax' illustra questi provvedimenti, davvero pesanti per le Tv locali:

«Dopo aver posto a carico del solo settore televisivo locale la riduzione delle nove frequenze (canali 61-69) destinate alla comunicazione mobile in larga banda e mentre sta per essere avviato il beauty contest che prevede l'assegnazione senza oneri di sei frequenze per trasmissioni televisive nazionali (di cui alcune frequenze assegnabili anche a soggetti già titolari di altri multiplex nazionali), il Governo, con la manovra finanziaria varata giovedì 30 giugno dal Consiglio dei Ministri, ha introdotto un'ulteriore serie di misure assolutamente inaccettabili per il settore televisivo locale. Il provvedimento (di cui si attende di conoscere il testo definitivo) stabilisce, tra l'altro, che in caso di mancata liberazione delle frequenze della banda 790-862 MHz (canali 61-69) entro e non oltre il 31 dicembre 2012, venga disposta la disattivazione coattiva degli impianti con l'ausilio della Polizia delle comunicazioni. Inoltre, per quanto riguarda l'eventuale contenzioso che dovesse svilupparsi in ordine all'assegnazione dei diritti di uso delle frequenze, alla gara e alle altre procedure di cui alla legge 220/10, nonché in ordine alla formazione delle graduatorie per lo svolgimento dell'attività di operatore di rete nelle diverse regioni, il provvedimento prevede la competenza esclusiva del Tar per il Lazio e stabilisce, in ragione del “preminente interesse nazionale” alla sollecita liberazione e assegnazione delle frequenze (con una scelta che, a parere di Aeranti-Corallo, presenta diversi profili di incostituzionalità), una limitazione dei poteri dello stesso Tar, con la conseguenza che l'annullamento di atti e provvedimenti adottati nell'ambito delle sopracitate procedure, non potrà comportare la reintegrazione in forma specifica delle frequenze di trasmissione, ma solo un eventuale risarcimento del danno.

Inoltre, la richiesta del settore televisivo locale di prevedere maggiori importi per gli indennizzi per il rilascio delle frequenze, viene sostanzialmente disattesa. Il provvedimento, infatti, stabilisce che, fermo restando l'importo di 240 milioni di euro, in ipotesi di vendita a 2.4 miliardi, venga previsto un incremento del 10 percento sul 50 percento delle eventuali maggiori entrate derivanti dalla gara (ad esempio, in caso di vendita a 3 miliardi, le maggiori entrate ammonterebbero a euro 600 milioni e, conseguentemente, il maggiore indennizzo ammonterebbe a euro 30 milioni, con la conseguenza che il relativo importo totale sarebbe di euro 270 milioni). L'irrisorietà di tale importo non consente, in molti casi, di riconoscere indennizzi sufficienti neppure per il recupero degli investimenti da ultimo effettuati dalle imprese per il passaggio al digitale. Il provvedimento prevede infine che il 40 per cento del 50 per cento delle eventuali maggiori entrate derivanti dalla gara (euro 270 milioni nella sopracitata ipotesi di vendita a euro 3 miliardi) vengano assegnate al Ministero dello Sviluppo economico per misure di sostegno al settore (la norma non specifica se tali misure vengano destinate agli operatori di rete, ai fornitori di contenuti ovvero a entrambe le figure) da definire con apposito decreto ministeriale.

Tali eventuali misure (sussistenti solo in caso di vendita a importi maggiori di euro 2,4 miliardi), che verrebbero erogate a valere sul triennio 2012-2014, andrebbero presumibilmente a sostituire le attuali misure di sostegno statali di cui alla legge 448/98. In tal modo, verrebbe, peraltro, inaccettabilmente esclusa dalle misure di sostegno la radiofonia, alla quale spetta invece il 15 percento degli attuali contributi.

Gli organismi dirigenti di Aeranti-Corallo stanno valutando in queste ore le iniziative di protesta del settore. E' frattanto necessario che tutte le imprese televisive locali prendano immediati contatti con i parlamentari di maggioranza e di opposizione delle rispettive aree territoriali per illustrare la gravità della situazione e sollecitare una chiara presa di distanza dal decreto legge governativo affinché lo stesso non venga convertito in legge nel termine decadenziale di 60 giorni».

E non è ancora finita. Per risolvere con più speditezza il problema delle frequenze nelle aree di switch off, si procederà d'ora in poi senza tavoli tecnici. Ecco come ha illustrato la (pessima, anch'essa) novità la Frt:

«La pianificazione delle reti digitali da destinare all'emittenza locale nelle aree tecniche ancora da digitalizzare non avverrà più con il procedimento fin qui adottato che prevedeva la convocazione di un tavolo tecnico con i soggetti legittimamente interessati…
Per assolvere alle esigenze di trasparenza e di partecipazione al procedimento l'Agcom ha (semplicemente; N.d.R.) provveduto a convocare a consultazione la Rai e le Associazioni delle emittenti private».

Pubblica i tuoi commenti