La scomparsa di Leo Kirch

Una vita nei media da protagonista. Leo Kirch, morto nei giorni scorsi, è stato per tanti anni al vertice delle Tv tedesche. Poi però nel nuovo millennio, all’apice della gloria, è scivolato sui diritti sportivi. Ed è stata la fine…

Si è spento a Monaco giovedì scorso (14 luglio) Leo Kirch, ex zar dei media tedeschi. Da tempo sofferente di diabete e da venticinque anni quasi cieco, il combattivo ottantaquattrenne, tornato nel business dei media con l'investimento in EM.Sport Media, più tardi rinominata Constantin Media, e attivo negli ultimi tempi nel proprio ufficio di Monaco di Baviera, non ha potuto quindi assistere alla prossima fine di una lunga causa legale intentata contro la Deutsche Bank, secondo lui responsabile del fallimento del suo gruppo, avvenuto nel 2002: un crack finanziario rivelatosi il più grande in Germania, dal dopoguerra.

Refrattario alle apparizioni pubbliche, Kirch, figlio di un vignaiolo della Franconia (Baviera), partendo dal nulla riuscì a costruire un colossale impero mediatico, dalla complessa struttura che, nei momenti d'apice, arrivò a contare 10.000 persone alle sue dipendenze. Dopo aver studiato economia aziendale e matematica iniziò i primi passi nel mondo del cinema acquistando in Italia nel 1956 i diritti del film “La Strada” di Federico Fellini con i soldi presi in prestito dalla moglie. Kirch diventa così agente di diritti. Al film ne seguirono tanti altri che li permisero di creare le basi del suo business, di cui è stato protagonista con la nota sigla Beta.

Dopo aver fornito film e programmi anche alla rete pubblica tedesca grazie ad una ricchissima biblioteca (che negli anni d'oro arrivò a toccare i 10.000 titoli, pari a oltre 40.000 ore), grazie anche alla sua amicizia con Franz Josepf Strauss (allora ministro cristiano-sociale della Baviera) e con Helmut Kohl, Kirch entra nel business della Televisione privata vera e propria, diventando nel 1984, proprietario di Sat 1. Il primo canale Tv privato tedesco sostenne, con le proprie trasmissioni, il cancelliere Kohl “incoronandolo con l'alloro”, come ha scritto la 'Sueddeutsche Zeitung'. Per Kirch, la politica era peraltro un'estensione degli affari, fatta con altri mezzi.

Arrivato alla costruzione di un impero di società il gruppo bavarese potè quindi controllare tutta la catena di contenuti mediatici: produzione, vendita, diritti di trasmissione, prestiti, video, merchandising e messa in onda. Quattro le emittenti (a Sat 1 si aggiungeranno più tardi altre tre emittenti, ProSieben, N24 e DSF), ciascuna con un proprio carattere ed un proprio palinsesto, in certi casi tematico, come quello di DSF, specializzata negli eventi sportivi.

Proprio nello sport Kirch giocò un ruolo predominante grazie all'acquisizione dei diritti per la Bundesliga, per i Mondiali di calcio (2002 e 2006) e per la Formula 1.
Negli anni Novanta il modello di business della pay-tv delude però le aspettative iniziali di successo e l'avventura della pay Premiere, affrontata da Kirch, si dimostra improba. I diritti calcistici della Bundesliga non bastano da soli ad attirare sempre nuovi abbonati e i diritti di film famosi ottenuti a caro prezzo non possono essere completamente saldati. Gli investimenti miliardari e l'ingaggio spericolato nella Formula Uno portano, nel 2002, il suo impero (più tardi suddiviso tra nuovi acquirenti) alla bancarotta.

In Italia il nome di Kirch affiora nel 1988 quando il gruppo della famiglia Berlusconi entra a far parte della proprietà di Tele Fuenf e poi in occasione della 'cordata amica' (di Berlusconi) per Tele +. Un'alleanza solida quella fra Kirch e il Cavaliere, che dura per un decennio entrando in vari business (in Spagna); poi l'alleanza si rafforzerà ancora con Telecinco.

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