Radio Padania e l’ostile Salento

Da anni Radio Padania, favorita da una legge che ‘fa proprio al caso suo’, può accendere nuove frequenze in giro per l’Italia e lo fa anche al Sud. Ma in Salento ha trovato un’imprevista ostilità con Paolo Pagliaro di Telerama a rivendicare la ‘sua’ frequenza. E le cose si sono complicate…

Alla sua nascita la Lega Nord aveva fatto della lotta al Sud sprecone la chiave della propria politica. Ma anche nel Sud Radio Padania da tempo accende frequenze, sulla base di 'generose' disposizioni di legge che glielo consentono, laddove ci siano frequenze libere e quindi non si disturbi nessuno. Queste frequenze poi non possono essere vendute ma l'ostacolo non ha impedito di scambiarle di fatto con altri operatori radiofonici, magari in cambio di frequenze più interessanti del Nord Italia.

In Salento però la cosa è andata storta. Perché a contestare l'arrivo di Radio Padania sui 105.6 ci si è messo con grande energia Paolo Pagliaro, editore locale forte e deciso con Telerama e varie Radio e Tv, che non ha solo contestato i contenuti anti-Sud dell'emittente ma la possibilità stessa di accendere quella frequenza, a suo dire affatto 'libera' ma occupata in precedenza da una delle sue molte emittenti Fm, Radio Nice. Per protesta Pagliaro - che poi, è non è un paradosso, è un 'separatista' del Salento rispetto al resto della Puglia - ha mandato a reti unificate su tutti i suoi mezzi di comunicazione l'inno d'Italia (Rama, Manbassa, Nice, Jetradio, Salento, Telerama e Telerama 1).
Pagliaro ha poi rivolto un appello "a tutti i colleghi per fare squadra: chiedo un loro sostegno per essere uniti contro l'ingiustizia di una Radio Padania che per non rispettare le regole riceve un contributo di 500mila euro l'anno, mentre noi combattiamo per la salvaguardia dei posti di lavoro dei nostri collaboratori".
Non univoche le risposte ricevute dalle altre emittenti. Telenorba si è detta in disaccordo con la strategia d'attacco di Pagliaro, mentre Fabrizio Lombardo Pijola, presidente di Edivision - Antenna Sud e presidente del consorzio Editori radio televisivi pugliesi, ha invitato ad un "confronto serio e pacato" anche a livello politico.

Ma ecco gli ultimi sviluppi secondo il sito della 'Gazzetta del Mezzogiorno':

«Il blitz di Radio Padania Libera sulle frequenze in terra salentina assume i contorni del «giallo». «Mai avute notizie dal ministero di interferenze con altre frequenze» - ha detto alla “Gazzetta del Mezzogiorno” l'amministratore unico della Radio Cesare Bossetti (che prima sembrava poter scegliere di rinunciare a questa infelice 'sortita salentina'; Ndr.). Eppure una lettera raccomandata, dal ministero dello sviluppo Economico, dipartimento di Bari, è partita il 27 dicembre. Nei termini della burocrazia, «si rappresenta che la zona (il Sud Salento - n.d.r.) risulta interessata agli impianti: Rtl frequenza 105.4 MHz, radio Nice, 105.6, e altre due frequenze, 105.750 e 105.8, tutte e due di radio Rama network».
La lettera, firmata dalla dottoressa Mangione, dirigente dell'Ispettorato, smentisce le parole dei dirigenti leghisti. Le interferenze, quindi, non riguardano solo radio Nice, ma altre tre frequenze. L'emittente di Bossi, finora, ha continuato le trasmissioni, e così ieri è partita la diffida del gruppo Radio Rama che ha sollecitato al ministero dello sviluppo economico “provvedimenti conseguenti”…
«Chiederò notizie ai tecnici», ha (poi) detto Bossetti, rifugiandosi in corner. Dichiarazioni che non convincono Gianluigi Pellegrino, il legale di Paolo Pagliaro, proprietario di radio Rama. «Non è possibile che la nota sia arrivata al Comune di Alessano e all'Arpa e non alla sede dell'emittente. E comunque, adesso, si gioca a carte scoperte, se Radio Padania sta ferma si deve muovere il Ministero, responsabile della vigilanza. L'emittente della Lega ha oscurato Radio Nice e danneggia gravemente, interferendo, le altre frequenze».
Il federalismo leghista, applicato all'etere, è andato in collisione con un'azienda di comunicazione locale che sta giocando la partita di una «secessione dolce» del Salento, in nome di una nuova Regione. Pagliaro, utilizzando parole più auliche, parla di «autodeterminazione» dei popoli. Come se il Salento dovesse liberarsi da un dominio.
L'impasto tra il localismo padano e le ambizioni di settori del Salento provoca piccoli tumulti politici gestiti in modo disordinato. Esponenti di destra gridano allo «scippo» contro un'azienda del Sud ed esponenti di sinistra fanno appello al regionalismo delle frequenze. Una confusione totale».

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