Tutti pazzi per amore

Amore omosessuale, personaggi realistici e problemi quotidiani di una coppia allargata trattati con garbo e delicatezza ed un ritmo tipico della commedia brillante americana. È il segreto del successo di “Tutti pazzi per amore”, la lunga serie Publispei su RaiUno.

È un pubblico "giovane", compreso tra i 25 e i 54 anni, quello che ha premiato "Tutti pazzi per amore", fiction di RaiUno prodotta da Carlo Bixio (Publispei) e basata su temi attuali ma trattati con ragionata leggerezza e con una scrittura convincente, più un linguaggio disinvolto che fugge dal melodrammatico; il ritmo narrativo, poi, rende la fiction simile alla commedia americana, con in più il merito di trattare i temi sociali (famiglia allargata, omosessualità, figli adolescenti ecc.) con molto garbo e delicatezza.

Un buon prodotto che nel corso del tempo ha piano piano conquistato fette sempre più ampie di ascolti e il 5 gennaio scorso ha battuto, per esempio, il 'Dottor House con il 20,32% di share. Proprio all'omosessualità era dedicata quella puntata. Riccardo l'ex marito di Laura (la brava Stefania Rocca, che ha una relazione con il giovane vedovo Paolo, Emilio Solfrizzi, storico amico di 'Millecanali', mentre c'è anche Neri Marcorè, sempre più bravo) torna a casa per le feste natalizie e rivela al figlio di essere omosessuale. Quest'ultimo reagisce con rabbia.

Un tema attuale e molto caldo dopo il recente caso del bacio gay tagliato al film "I segreti di Brokeback Mountain". Ma che non ha sollevato polemiche come spiega Ivan Cotroneo, autore della fiction insieme a Monica Rametta: "Siamo andati tranquilli per la nostra strada, sicuri di quel che volevamo fare, e cioè raccontare una storia possibile, una delle storie possibili. Non abbiamo cercato insomma di stupire, di scandalizzare, di fare sensazione. Ci sembrava una storia bella da raccontare, per le reazioni che poteva scatenare sui personaggi. Normale non è un aggettivo che mi piace. Diciamo allora che volevamo raccontare una storia comune. Non banale, ma comune. Però devo dire che a pensarci mi ha fatto piacere raccontare questa storia in un momento in cui si discute di un argomento che non andrebbe neanche lontanamente messo in discussione, come la depenalizzazione dell'omosessualità nei Paesi del mondo in cui è ancora considerata reato".

Insomma un 'autocoming' a "generazioni invertite" dove questa volta a rivelare la propria omosessualità non è il figlio ma il padre per una ricetta che funziona e presenta dei personaggi realistici, non perfetti anche dal punto di vista fisico, come sottolinea la stessa Stefania Rocca: "Al cinema venivo dai ruoli più rock'n'roll, animati da spirito ribelle, come quelli in 'Nirvana' o 'Viol@'; avevo cominciato a scoprire la normalità in 'Casoma'i, qui ho voluto esasperarla. L'immagine femminile è sempre ben curata, basta guardare la pubblicità, io sono andata contro questa cosa qua. Siamo sommersi dalla ragazza perfetta, un'ossessione che crea insicurezza, le donne si ritoccano e io non sono contraria. Ma cosa vedi in TvO Veline, donne stravestite. Il mio personaggio, madre di famiglia, due bambini, non fidanzata da anni, me lo permetteva. Ce ne sono tante di donne così. Come riferimento ho pensato a Diane Keaton nei film di Woody Allen, curata ma con un senso di trascuratezza.

Letta la sceneggiatura, molto divertente, il sogno d'amore come nelle commedie americane, ho cercato un'innovazione in Tv, penso ai temi trasgressivi della famiglia allargata; RaiUno era abituata alle famiglie del Mulino Bianco. Poi il doppio gioco di sogno e realtà che inseguo al cinema. C'è stata un'immedesimazione del pubblico con questa mamma, la cui trascuratezza l'ha aiutata a mantenere uno spirito fanciullesco; è rimasta ragazzina dentro, una sognatrice a occhi aperti, una romanticona, una Amelie cresciuta".

E già si parla della seconda serie, considerando che questa è già forte di ben 13 puntate.

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