Ucraina: giornalisti nel mirino

La morte di giornalisti filorussi, con tre persone uccise nel giro di 24 ore, tra il 15 e il 16 aprile, è solo la punta di un iceberg che colpisce la stampa in Ucraina e anche nella parte ‘secessionista’ del Paese, sia che i giornalisti si trovino a sostenere la politica filorussa sia che al contrario quella filo-ucraina. Se ci si era entusiasmati all'inizio della rivoluzione pacifica (quando lo era ancora) di Kiev, ora non si può rimanere indifferenti di fronte a queste morti.

Partiamo dai fatti più recenti. Il 16 aprile Oles Buzina, giornalista e scrittore, grande protagonista dei talk show televisivi, schierato su posizioni apertamente filorusse e molto noto a Kiev, è stato assassinato. Lo hanno atteso sotto casa, come era successo per Anna Politkoskaja e lo hanno giustiziato secondo il preciso copione di un delitto studiato ed eseguito da professionisti.

La sera precedente sempre nella capitale ucraina, un commando ha ucciso Sergej Sukhobok, titolare di un sito internet e di un piccolo giornale che contrasta la politica del Governo e sostiene le ragioni della gente del Donbass ribelle.

Poco prima, nel pomeriggio, altri killer avevano compiuto una missione analoga sotto la casa di Oleg Kalashnikov, ex deputato del Partito filorusso delle Regioni, considerato un grande oppositore dei movimenti che hanno protestato l'anno scorso su piazza Majdan a Kiev.

L'accanimento contro i giornalisti, non solo quelli pro-Ucraina, sta caratterizzando il conflitto fra l’Ucraina e la sua parte ‘ribelle’ e filo-russa. Tra le vittime della stampa c'era stato, lo scorso febbraio, Serhiy Nikolayev, un fotografo ucraino che lavorava per il quotidiano ‘Segodnya’, ferito a morte da un colpo di mortaio a Piski, un villaggio vicino a Donetsk, in una zona controllata dalle forze governative ucraine che veniva bombardata dall'artiglieria ribelle. Indossava un giubbotto antiproiettile con la scritta "Press".

Ma i media vengono colpiti anche in altri modi, ad esempio tramite gli interventi del servizio di sicurezza. A fine febbraio il servizio di sicurezza dell'Ucraina (SBU) ha arrestato e poi espulso due giornalisti televisivi russi pro-Cremlino, Elena Makarova di Pervy Kanal e Andrey Grigoriev di NTV.

A fine gennaio la SBU aveva espulso anche Elisaveta Khramtsova e Natalia Kalyshyeva della stazione televisiva russa Lifenews, proibendo loro di rientrare in Ucraina per i prossimi cinque anni. Secondo i dati SBU, 88 operatori dei media russi sono stati espulsi da aprile 2014 al febbraio 2015. Non a caso intorno al 20 febbraio su richiesta del parlamento ucraino, il servizio di sicurezza ha stilato un elenco di media russi i cui giornalisti in Ucraina vengono privati dell' accredito presso le istituzioni statali. Include le agenzie Itar Tass e Ria Novosti e tutte le stazioni televisive russe, tranne Dozhd.

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