Vicende di Tv calabresi

Sud (Tv) di Gioia Tauro ha subito a fine anno un grave attentato, attribuito al suo impegno contro la ‘ndrangheta. Alla celebre Telespazio di Catanzaro, dopo il fallimento, è ora la volta dell’apposizione dei sigilli alla grandissima sede.

 

È stata anche fra le protagoniste di una delle ultime puntate di ‘Tv Talk’ su RaiTre: è Sud (Tv), emittente di recente nascita in Calabria, con sede a Gioia Tauro, che opera sul canale 656 e si è dotata di una buona struttura produttiva, anche perché il suo editore è Angelo Sorrenti, che è stato fra i primi imprenditori televisivi calabresi.

Ma l’emittente è stata anche protagonista di un grave fatto di cronaca nera a fine 2014, come ha riferito in un suo articolo il quotidiano ‘Il Giornale’:

 

“Un attentato contro una Tv che dà del filo da torcere alla 'ndrangheta. … Una bomba è stata piazzata sotto la macchina dell'imprenditore Angelo Maria Sorrenti, parcheggiata presso la Seconda Zona Industriale di Gioia Tauro, proprio mentre una trentina tra giornalisti, operatori e registi della sua emittente televisiva «Sud» (canale 656 del digitale terrestre) stavano per entrare in redazione.

«Poteva essere una strage - racconta Nino Spirlì, direttore di Sud - avrebbero ucciso decine di persone che passavano nel piazzale. Sorrenti, che abita nell'attico della palazzina dove abbiamo gli studi, era entrato in auto e stava aspettando la moglie. Fortunatamente è molto meticoloso e si è reso conto immediatamente che c'era un carica batterie del cellulare attaccato all'accendisigari. Stava per rimuoverlo quando si è ricordato di non averlo messo mai messo lì e, guardando meglio, ha notato che quel filo finiva sotto il sedile». La sua meticolosità gli ha salvato la vita. In passato, infatti, Sorrenti, che ha fondato la prima Tv privata in Calabria, TVS, era stato messo sotto protezione perché negli anni Novanta aveva collaborato con la giustizia denunciando le richieste di pizzo ricevute.

«Ma la 'ndrangheta non perdona e sa attendere - sottolinea Spirlì, responsabile anche del dipartimento cultura di Forza Italia in Calabria - . Qualche mese fa Sorrenti ha rinunciato alla scorta. E (ora) gli hanno piazzato un ordigno sotto il sedile. Una “pentola” enorme piena di chiodi e polvere da sparo, con una gittata di 300 metri».

L'imprenditore ha avvertito la polizia e gli artificieri di Gioia Tauro sono arrivati poco dopo nella sede dell'emittente, situata presso gli stabilimenti di Ex Comeca, sede del gruppo «Dedalus Società Editrice» e hanno disinnescato l'ordigno rudimentale. Ma resta la gravità dell'attentato. «Vogliono colpire Sorrenti e la nostra emittente a ogni costo - dichiara il direttore - , perché è una televisione di denuncia, d'assalto, schierata“mafia no».

 

Di altro genere l’altro fatto relativo alle Tv calabresi che ci tocca segnalare (con tristezza), ovvero l’apposizione dei sigilli alla celebre ‘galattica’ sede di Telespazio in via De Filippis a Catanzaro, che ha fatto seguito al fallimento della società Radiotelespazio spa (sul video c’è invece ora una Telespazio Tv con altra gestione). Ne ha riferito con grande rammarico Gabriele Bianco, già direttore editoriale della ‘Telespazio dei tempi d’oro’.

 

“‘Apposizione dei sigilli, fallimento 32/2014, Radiotelespazio SpA’. È questo il cartello che da qualche ora campeggia sulla porta di ingresso della sede di Telespazio.

Nel leggerlo, una profonda amarezza mi ha assalito, una reazione emotiva più che legittima, avendo percorso e condiviso con essa, buona parte della mia vita, umana prima ancora che professionale.

Sottolineo buona parte, perché la mia felice esperienza si è conclusa il 3 settembre del 2004, il giorno della scomparsa di Tony Boemi. Da allora solo macerie ed una lunghissima, amara agonia, sino all’epilogo finale.

Amarezza, per la distruzione di una azienda autorevole, leader tra le emittenti locali, in Italia, amarezza per i 50 dipendenti rimasti senza lavoro, amarezza per una Calabria priva di una voce amica, sempre attenta alle sue attese, amarezza per un epilogo che poteva essere diverso, se l’ottuso, irresponsabile dilettantismo post-Boemi non avesse preso il sopravvento.

Dico queste cose pur essendo stato tra i primi a chiedere il fallimento della società, nella speranza di arrivare in tempo utile per invertire la disastrosa rotta.

Sembrerebbe una contraddizione, ma solo attraverso il fallimento, ovvero l’affidamento ad un organo terzo, coadiuvato dalla consolidata esperienza del vecchio management, avrebbe consentito di salvare la gloriosa Telespazio.

Ma i tempi biblici della giustizia, indegni di un Paese civile, hanno vanificato ogni attesa, consentendo che si consumasse la pur prevista agonia. Contraltare del cartello di oggi è il ricordo di una società dal grande passato, che, in tempi difficilissimi, ha saputo coniugare mirabilmente mille attese, operando sempre con totale onestà intellettuale, regalando emozioni, investendo nei giovani talenti, offrendo pari opportunità anche agli ultimi, soprattutto agli ultimi.

Quella era la Telespazio di Tony Boemi, quello vero”.

Pubblica i tuoi commenti